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Oristano, crollo nell’ex sede dell’Inpdap

Oristano, crollo nell’ex sede dell’Inpdap

Calcinacci da un balconcino: continua la serie di cedimenti nei palazzi del centro

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ORISTANO. L’ultimo episodio si è verificato ieri: un pezzo di uno storico palazzo di piazza Roma, un tempo sede dell’Hotel Firenze e, più di recente, sede dell’Inpdap, è caduto sul marciapiede. Nessuno danno alle persone, una ferita in più al cuore di questa città che, in strutture pubbliche e private, mostra segni del tempo che passa e dell’incuria che non passa.

Ieri mattina in piazza Roma si è assistito a una scena vista tante volte. Intervento dei vigili del fuoco, autoscala in azione, “messa in sicurezza” della zona e delimitazione della stessa. Da tempo il palazzo, acquistato dall’Inpdap dopo un lavoro di restauro e recupero, è vuoto per effetto dell’accorpamento con l’ente previdenziale degli statali all’Inps e il conseguente trasferimento del personale nella sede centrale ai palazzi finanziari (in affitto). Proprio l’incuria e lo stato di abbandono pare siano all’origine del problema che si è manifestato ieri mattina: il cedimento dell’intonaco da un balconcino sarebbe stato provocato da un ristagno d’acqua.

Le scelte immobiliari dell’Inps meriterebbero un altro approfondimento, ma è certo che ieri si è aggiunto un nuovo tassello al mosaico di transenne che si dipana nel centro cittadino. E gli esempi non vengono solo da strutture private (l’ultimo caso è quello del complesso della Galleria Cier, tra via Canepa e via Tirso, dove è stata disposta una lunga teoria di transenne a evidenziare un pericolo di crolli). Ci sono esempi illustri anche nei palazzi pubblici. Primo fra tutti il municipio: qui le transenne fanno parte integrante dell’arredo urbano, a proteggere i pedoni dal rischio di nuovi crolli di intonaco e calcinacci da cornicioni e facciata.

Il palazzo della municipalità contemporanea non se la passa bene, ma non va veglio al palazzo dell’aristocrazia di un tempo: anche nell’ex reggia giudicale di piazza Manno i crolli ci sono stati e per fermarli non si è andati oltre qualche colpo di picco.

C’è un’immagine che ne risente, ma c’è anche una sostanza fatta di abbandono della cosa pubblica e di sicurezza per i cittadini.

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