«Horse Country, addio a un progetto ancora attuale»
Arborea: parla Ettore Giachino, il presidente del consorzio «Da questa storia la nostra azienda ha avuto solo danni»
ARBOREA. Per Ettore Giachino quello dei percorsi a cavallo lungo la Sardegna è «ancora il più bel progetto che c’è». In sedici anni l’Horse Country, inteso come iniziativa finanziata attraverso il Piano integrati d’area e affidato a una società mista pubblico-privata, ha prodotto un po’ di infrastrutture sparse sul territorio, molte delle quali rimaste o incomplete o inutilizzate, e un sostanziale fallimento. Da non confondere con l’Horse Country che una volta si chiamava Ala Birdi: una struttura turistica situata a Arborea, da sempre votata all’interesse per il mondo del cavallo e dell’equitazione. «Per seguire questo progetto - racconta oggi senza nascondere l’amarezza Ettore Giachino, un piemontese trapiantato parecchi anni fa da queste parti a predicar turismo, spesso inascoltato e a volte osteggiato - ho persino cambiato nome alla struttura. Si chiamava Ala Birdi, funzionava benissimo. Ora c’è chi legge sui giornali della chiusura dell’Horse Country e mi chiama per sapere se abbiamo fallito».
Storie distinte, ma parallele, quelle dei due Horse Country. Un finanziamento europeo per un progetto che ipotizzava un prodotto da offrire ai turisti del cavallo. Un percorso attraverso la Sardegna, dal mare alle zone interne e viceversa, con una serie di strutture ricettive e tecniche disseminate sul territorio. «Quando uscì quel Pia - racconta Giachino - studiai un progetto insieme a un docente dell’università di Cambridge -. L’idea era quella di un territorio infrastrutturato per l’attuazione di un percorso scelto dalla Provincia».
Giachino era il socio privato, quelli pubblici erano Provincia e una serie di Comuni. «Furono finanziati vari centri - ricorda Giachino -. Noi abbiamo creato 500 posti letto in più. Sapete cosa hanno gli altri? Nulla. Si parlava di vacanze a cavallo, ma vi risulta che qualcuno le faccia? A Tanca Regia sarebbe dovuto sorgere il museo del cavallo. Hanno preso i soldi, ma il museo dov’è?»
Qualcuno ha remato contro? Giachino non sembra avere voglia di tuffarsi in nuove polemiche, ma qualche cosa che non gli è andata giù la sottolinea: «Non avevo bisogno di fare 500 posti letto in più. C’era l’Ala Birdi che funzionava benissimo. Questo baraccone non mi serviva. Ho cambiato anche il nome della struttura e ora la identificano con questo progetto naufragato. Da questa storia ho solo avuto dei danni».
I rapporti con la Provincia, all’inizio ottimi, sono andati via via peggiorando: «Il vicepresidente del consorzio, nominato dalla Provincia, in quattro anni non l’ho mai visto. E siccome avevamo la firma congiunta, non potevo fare nulla».
Il rammarico rimane: «Peccato - dice Giachino -. È un’altra grande occasione persa, ho votato contro lo scioglimento perché il progetto Horse country è ancora di alto livello. Ma i segnali in questa provincia sono tutti negativi. Non c’è più un dibattito sullo sviluppo, non si discute più».
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