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Oristano

Ricciai pronti al sit-in «Pesca oppure indennità»

di Simonetta Selloni
Ricciai pronti al sit-in «Pesca oppure indennità»

Cabras, i pescatori si muovono contro il blocco nell’Area marina protetta Lunedì presidieranno piazza del Municipio. Chiedono un incontro con il ministero

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CABRAS. Sit-in di protesta nella piazza del Municipio in nome dei ricci, che brucano beatamente nelle acque dell’Area marina protetta Sinis-Mal di Ventre, dove i ricciai non possono mettere piede. Al niet del ministero dell’Ambiente rispetto a piano A, piano B e persino al piano C, le tre diverse ipotesi di riduzione degli esemplari di ricci da prelevare complessivamente nell’Ampi prospettate dal presidente dell’Area e sindaco di Cabras Cristiano Carrus e dal direttore dell’Amp Giorgio Massaro, i ricciai oppongo ragioni tecniche e di sopravvivenza. Quelle tecniche le riassume David Bichi, dell’Unione pescatori subacquei, una delle due associazioni di pescatori: «chiediamo che si rifaccia il monitoraggio delle acque, e che lo si faccia in questo periodo. I dati di cui dispone il ministero sono stati assunti in un momento in cui i ricci non si vedono». I dati di stock sotto accusa, inviati dai tecnici dell’Area marina protetta, non si sono dimostrati buoni, il che significa che la densità della popolazione di ricci non è alta. Ma le rilevazioni hanno falsato il dato, questo sostengono i ricciai. Che quindi hanno qualche appunto da muovere anche all’Amp.

L’altro punto fermo, è la richiesta di essere ricevuti da un tecnico del ministero, visto che i ricciai, oltre che avere i piedi in acqua, ce li hanno anche ben piantati per terra e sanno benissimo che sarà quasi impossibile strappare un incontro con il ministro. Ammesso e non concesso che qualcosa sappia di ricci e dintorni; comunque, «vogliamo incontrare un tecnico per spiegare bene cosa sta succedendo».

Sta succedendo, a guardare bene le cose, che ci sono 55 famiglie nelle cui borse si è aperto un clamoroso varco, con il divieto di pesca nell’Amp, senza considerare le perdite economiche provocate all’indotto (centri di trasformazione, operatori del trasporto e della ristorazione). Da queste considerazioni deriva l’ultima richiesta: se non dovesse riaprire la pesca, che almeno vengano prese in considerazione indennità compensative per il mancato reddito. «Ma non è che ci si possa accontentare di spiccioli. Stiamo parlando di una perdita consistente, ci sono famiglie alle quali è stato tolto il reddito, la situazione è grave. Senza considerare che noi che ufficialmente e con tutte le autorizzazioni entriamo in acqua, presidiamo anche l’ambiente dagli abusivi».

L’appuntamento è per lunedì mattina. Il sit-in andrà avanti dalle 9 alle 12, e si protrarrà per un paio di giorni. Poi, se non ci saranno risultati, si penseranno ulteriori forme di protesta.

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