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Oristano

La trachite tradita: per il banchinamento la pietra non è bosana

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La trachite tradita: per il banchinamento la pietra non è bosana

Guglielmo Macchiavello (Psd’Az) protesta per le scelte «Le cave della città chiuse nel silenzio della politica»

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BOSA. L’ultimo appunto è sullo stacco di colore del materiale utilizzato per rivestire i pannelli di cemento collocati nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza del versante franoso sulla Bosa Marina -Turas. Ma il caso sollevato dal Partito Sardo d’Azione richiama a polemiche ormai storiche: ad esempio quando per rivestire il nuovo banchinamento e le spallette d’argine sul Lungotemo De Gasperi sulla riva destra e Scherer su quella sinistra del Temo, non venne privilegiata la pietra locale. Casi di “trachite tradita” si potrebbe dire, in quella che per secoli è stata la patria di prelievo e abilissima lavorazione della trachite rossa. Utilizzata nello storico ponte vecchio, nelle arginature del Temo, anche a Bosa Marina: come rivestimento del molo Caduti di Cefalonia e per i camminamenti di accesso alla torre dell’isola Rossa, per citare alcune opere dell’era moderna. Impossibile ricordare da quando si dice “Trachite di Bosa”. Una pietra che è stata da sempre la struttura delle case bosane e che, per le sue capacità decorative, è stata usata in tutta la Sardegna e anche oltre Tirreno, per rendere più belli palazzi, chiese, strade e piazze” vanno più indietro nel tempo le considerazioni in arrivo dalla locale sezione dal Partito Sardo d’Azione. «La trachite rossa è una pietra dura ma duttile, che ha permesso agli scalpellini locali di far valere la propria maestria. Da tempo sono state chiuse le cave, nel silenzio delle istituzioni che non hanno previsto neanche piccoli ambiti di prelievo. Fatto che non crea solo problemi estetici, ma tocca l’identità propria di un luogo come Bosa. Come sarà possibile ad esempio ristrutturare antichi edifici senza questa materia prima?» e chiede il sardista Guglielmo Macchiavello, architetto e imprenditore turistico, uno dei padri dell’albergo diffuso in Sardegna. «Tutto finito grazie alla ignavia di amministrazioni che non si sono poste il problema della cancellazione delle cave – è la considerazione politica –. Oggi diciamo: andiamo a prendere un cappuccino a Turas! Perchè quel muro in corso di costruzione lungo la ferrovia del Trenino Verde, con il suo colore rosso cupo che contrasta con il vicino muro in pietra più chiara, sembra proprio richiamare... l'effetto cappuccino!», ribadisce l’esponente dei Quattro mori. Frecciate anche sul tema dell’identità: «Pietra portata da fuori per un lavoro nella patria della trachite!. Queste scelte suonano come un affronto per Bosa e per i suoi artigiani, già vissuto nei lavori di banchinamento del fiume». Al di là della questione identitaria, qualche anno fa ha cessato di battere anche il cuore, pure economico, delle cave di pietra (qui conosciuta come trachite rosa) sulle alture di Sa Sea, il materiale che ha caratterizzato per decenni la peculiare materia prima nel boom edilizio degli anni sessanta.

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