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Oristano

L’Ardia fa crollare il sindaco Alessio Petretto lascia l’incarico

di Maria Antonietta Cossu
L’Ardia fa crollare il sindaco Alessio Petretto lascia l’incarico

Sedilo, i dissapori nella maggioranza hanno spinto il primo cittadino a rassegnare le dimissioni Decisiva la questione delle misure di sicurezza per la grande manifestazione di luglio

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SEDILO. Cronaca di una fine annunciata. Ieri è suonato il requiem per la consiliatura forse più breve del secondo dopoguerra, periodo che non ha mai visto un commissario insediarsi a Sedilo. Il sindaco ha messo la parola fine alla travagliata esperienza amministrativa riconducendo la decisione di rimettere il mandato ai forti dissapori con i dissidenti.

I rapporti si sarebbero incrinati un mese dopo le elezioni e, malgrado i ripetuti tentativi di appianare i dissidi, le distanze sarebbero diventate incolmabili. Ieri la resa, ma prima di mettere la parola fine Alessio Petretto ha voluto dire la sua verità, imputando la crisi alle divergenze di vedute con una parte della maggioranza in merito alle misure di sicurezza all’Ardia, alla separazione dei ruoli tra organi politici e gestionali, al confronto con le altre istituzioni pubbliche e, in generale, all’approccio di alcuni all’attività amministrativa giudicato poco ortodosso.

Nella sua ricostruzione è andato a ritroso fino al 2015. «La divergenza riguardava l’ordinanza dell’Ottava dell’Ardia – ha riferito –. Quelle pretese si sono ripetute nel 2016. Guarda caso, mentre il 4 novembre si cercava di trovare l’ultima soluzione alla crisi politica, l’ex vicesindaco metteva l’argomento nel tavolo della discussione anche per il 2017. Ho ascoltato i miei collaboratori, ma poiché la sottoscrizione di quel provvedimento comportava enormi responsabilità, con eventuali conseguenze penali e patrimoniali, ho ritenuto che la decisione finale spettasse soltanto al sindaco. L’allora vicesindaco ha preteso che mi sottraessi al compito e che lui firmasse l’atto».

I conflitti interni erano sfociati nelle dimissioni di Pes e dell’assessore Zacchino. A stretto giro il sindaco aveva convocato il resto della maggioranza «Che mi accordava la fiducia, ma non avevo fatto i conti con le riunioni che avrebbero fatto cambiare idea ad alcuni. Ed ecco sopraggiungere le accuse di decisionismo», ha raccontato Alessio Petretto ribadendo di aver sempre chiesto e rispettato il parere del gruppo.

«Nell’incontro del 4 novembre – ha proseguito il sindaco dimissionario – mi veniva chiesto un azzeramento delle giunta e di tutte le decisioni prese. Questo per me si chiama ricatto, ciò a cui sarei stato soggetto per il resto del mandato. Ma siccome sono deciso, non decisionista, dico che a certe logiche non mi piego. Non ho fatto promesse prima di essere eletto. Sono stato fermo, deciso, questo sì, pur di mantenere un comportamento equo e trasparente che non andasse a discapito della buona gestione pubblica. Non ho accettato metodi non miei e mai li accetterò, pur sacrificando l’incarico conferito dai miei concittadini».

Alessio Petretto ha chiuso le porte anche alla minoranza. Sindaco e giunta rimarranno in carica altri venti giorni.

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