Fauna selvatica e indennizzi «La Regione paghi subito»
ORISTANO. «Serve un piano di contenimento della fauna selvatica, altrimenti, anche il 2017 si rivelerà per agricoltori e allevatori un’annata a rischio». A Coldiretti sulla necessità di un piano...
ORISTANO. «Serve un piano di contenimento della fauna selvatica, altrimenti, anche il 2017 si rivelerà per agricoltori e allevatori un’annata a rischio». A Coldiretti sulla necessità di un piano preventivo complessivo per contrastare la proliferazione di alcune specie selvatiche. «Alcune specie nocive cresciute in modo esponenziale hanno alterato l’equilibrio fondante tra ambiente e attività produttive, come nel caso di cinghiali, cornacchie, cormorani e nutrie», si legge in una nota della Coldiretti provinciale.
Se però, malgrado in ritardoi di due mesi rispetto ai programmi, il piano di contenimento dei cormorani è iniziato a dicembre, per gli altri nocivi la situazione è tutta da definire. «Sono tante le segnalazioni giunte nei nostri su una aumentata presenza e attività dei cinghiali, non solo sui campi ma, anche presso gli allevamenti. Specie nell’ Alto Oristanese si rileva come gli animali abbiano, in più casi, attaccato delle greggi e ucciso alcuni capi ovini e degli equini, causa una popolazione che viene data sempre più aggressiva e in aumento – spiega Coldiretti – contemporaneamente c’è preoccupazione di una nuova stagione di danni per le coltivazioni primaverili ed estive da parte della cornacchia grigia, specie ormai fuori controllo. Anche la presenza delle nutrie desta maggiore preoccupazione, specie che, priva di alcun antagonista, si diffonde ovunque rapidamente».
La richiesta è di un censimento e piano contenimento sia per i cinghiali, mentre, per la cornacchia grigia, secondo l’organizzazione di categoria «il Piano di controllo elaborato nello scorso anno presentava alcuni evidenti limiti: il numero complessivo di esemplari contenibili (18.900 unità, 2000 in provincia), sganciato da qualsiasi censimento, di fatto è insufficiente; la equiparazione del contingente tra province non tiene conto del fatto che alcune sono più vocate all’ orticoltura e che quindi necessitano di interventi più incisivi – afferma il direttore, Giuseppe Casu – inoltre occorre tener conto che le amministrazioni provinciali non sono più 8 ma 4; infine, la ripartizione delle modalità di contenimento (60% attraverso gabbie, 40% con arma da fuoco) è decisamente troppo sbilanciato.
Sul fronte delle procedure per i risarcimenti e ritardi, la Coldiretti sollecita «È indispensabile che le istituzioni regionali e provinciali intervengano con risorse congrue e tempestive – afferma Casu – i pagamenti sono previsti entro il 31 maggio dell’ anno successivo a quello in cui si è verificato il danno».
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