Commercio, è quasi un pareggio
Tra imprese cancellate e nuove iscritte il saldo è negativo di una sola unità
ORISTANO. Il 2016 è stato un anno nero per il commercio. In provincia sono state 37 le imprese cancellate dagli elenchi della Camera di Commercio. I numeri però vanno sempre analizzati, così si scopre che il saldo negativo, nella realtà, è molto inferiore: appena un negozio in meno rispetto all’anno precedente. È da qualche anno infatti, che si assiste ad un fenomeno che potrebbe definirsi di “ricambio”. Se infatti si escludono dalle statistiche le cessazioni d’ufficio, ovvero la cancellazione da parte della Camera di Commercio delle imprese iscritte, ma che in realtà non hanno mai operato e che, nel corso del 2016 sono state sette, ecco che il quadro cambia. Infatti, le cessazioni reali, ovvero le imprese commerciali che hanno realmente chiuso, sono state 29. Contemporaneamente però altre 28 se ne sono iscritte. È un fenomeno, questo avvicendarsi fra negozi che aprono e altri che chiudono, che si ripete da anni, e che non basta a comprendere esattamente cosa stia accadendo ad uno dei settori comunque fra i più importanti per l’economia del territorio.
Che la sofferenza del comparto esista è un dato di fatto. La conferma arriva da un osservatorio privilegiato, quello della Unifidi, nato dalla fusione fra Ascomfidi, Terfidi di Nuoro e Confidi Commercio di Sassari. Alberto Pomogranato, che prima della fusione fra i tre consorzi è stato il presidente dell’Ascomfidi di Oristano ed attualmente è anche il vicepresidente dell’Ascom, non usa sotterfugi quando, definisce la situazione di un settore «Che in questi anni è andata progressivamente peggiorando. Non c’è stata ripresa e anche per i prossimi dodici mesi le previsioni non sono affatto positive. La mancanza di liquidità per le imprese, che sono sotto capitalizzate, si sta facendo sempre più pesante. Probabilmente questa è la crisi più pesante che il territorio si sia mai trovato a dover affrontare.Cerchiamo di fare di tutto per fermare le sofferenze delle imprese, ma non sempre è possibile».
Walter Livi, direttore della società di servizi che si occupa di favorire l’accesso al credito sotto qualunque forma, attraverso prestazioni di garanzia a fronte dei finanziamenti concessi dalle banche, precisa: «Rispetto al 2014-2015 le sofferenze sono più che raddoppiate e la difficoltà per le imprese di accedere al credito ha raggiunto livelli pesantissimi, spesso insuperabili».
Anche per Sara Pintus, direttore dell’Ascom , il quadro non è affatto rassicurante. Spiega come il saldo sia negativo anche in settori come alloggio e ristorazione, con sei imprese che hanno chiuso su circa 900 attive.
Michela Cuccu
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