La Nuova Sardegna

Oristano

Amianto assassino il giudice dice no all’archiviazione

di Enrico Carta
Amianto assassino il giudice dice no all’archiviazione

Respinta la richiesta del pm che voleva chiudere il caso Resta in piedi l’indagine nata dalla denuncia degli ex esposti

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ORISTANO. Niente pietra tombale. Una delle tre inchieste sulle morti causate dall’amianto non finirà nel cassetto. I pochi passi fatti dalla procura della Repubblica in quasi cinque anni in seguito alla denuncia dell’Areas, l’associazione che tutela gli ex esposti, devono essere molti di più e devono andare in un’unica direzione, quella che porterà a scovare i responsabili di una strage silenziosa, proprio come il male generato dalle fibre del materiale prodotto negli stabilimenti Sardit e Cema Sarda di Torregrande e Marrubiu.

Attive sino al 1992, momento in cui la produzione è stata dichiarata fuori legge, le due fabbriche si portano con sè una scia di oltre trenta morti già riconosciuti e di altrettanti ex dipendenti attualmente malati di asbestosi. Poi ci sono casi mai associati all’amianto e alle sue fabbriche. Sono quindi rimasti oscuri anche per la giustizia che comunque, dopo il provvedimento del giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas, deve mettere il turbo e procedere nella ricerca dei responsabili di omicidio colposo plurimo – la denuncia era stata presentata contro ignoti –. È stata proprio quest’ultima infatti a respingere la richiesta di archiviazione sollecitata dal pubblico ministero Marco Ulzega. Il giudice ha chiarito che chi indaga ha il dovere di scovare gli eventuali responsabili.

Il caso amianto resta così aperto in tutte le sue pagine. La stessa procura della Repubblica, come ha spiegato nei giorni scorsi il suo capo Ezio Domenico Basso, sta ancora portando avanti altre due indagini parallele a quella figlia dell’esposto dell’Areas. Negli altri due casi è stata la Asl a presentare documentazione con ipotesi di reato ben circoscritte, ma quelle sono segnalazioni molto più recenti rispetto a quella presentata dall’associazione guidata da Giampaolo Lilliu che ora esulta: «C’è una grande soddisfazione per il risultato ottenuto. Il provvedimento del giudice dimostra che avevamo ragione sin dall’inizio e adesso è arrivato il momento di ascoltare anche la nostra voce. Voglio sottolineare il grande lavoro fatto dai legali dell’associazione». L’opposizione alla richiesta di archiviazione era stata presentata dagli avvocati Giannella Urru e Roberta Rodin che avevano scomodato tanta giurisprudenza sull’argomento sì da convincere il giudice per le indagini preliminari della bontà delle loro argomentazioni.

Ora bisogna cercare i responsabili, capire chi è che ha gestito la questione sicurezza all’interno degli stabilimenti o nel fornire direttamente le linee di comportamento all’interno dei grandi gruppi industriali a cui facevano capo la Cema Sarda e la Sardit. Lo chiedono i vivi, lo chiedono i trenta morti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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