Oristano, il segno di Carlo V e del Vaticano su due frammenti di storia locale
Ricostruito il sigillo con cui si sanciva l'ingresso della città nel patrimonio di Aragona
ORISTANO. Per i non addetti ai lavori erano solo dei piccoli pezzi di cera solidificata con qualche segno indecifrabile sopra. Materiale inutile per i più, i due sigilli rinati dopo il restauro sono invece un tesoro per gli storici. Il lavoro promosso dall'Archivio Storico Comunale recupera altri due importanti reperti che aprono le porte alla ricerca figlia anche della pubblicazione "Memorie sfragiastiche dall'Archivio Storico del Comune di
Oristano".
A curarla è stato Luca Becchetti, studioso della Conservatoria dell'Archivio segreto vaticano che è stato anche colui che materialmente ha rimesso insieme i frammenti dei due sigilli. Erano stati applicati a dei documenti ufficiali di elevata importanza storica perché riguardavano momenti cruciali della vita cittadina.
Uno in particolare richiama alla mente le alterne fortune che Oristano ebbe in epoca moderna. Il sigillo venne usato per custodire un documento di Carlo V e di sua madre Giovanna di Castiglia più conosciuta con il nome di Giovanna la Pazza.
È la copia con cui si sanciva l'ingresso della città nel patrimonio della corona di Aragona. Terminata l'epopea giudicale e svanito il sogno unitario e indipendentista dei giudici di Arborea, si entrava in una nuova fase storia guidata da Carlo V, uno dei più potenti sovrani che la storia dell'umanità abbia conosciuto.
Il secondo sigillo ora ammirabile nella sua interezza racchiudeva invece un documento del 1639 della Camera apostolica in cui si sanciva la scomunica di un cittadino. Per restaurarlo si è utilizzato un sigillo della stessa epoca dell'Archivio segreto vaticano.
Ora entrambi gli oggetti sono custoditi nell'Archivio storico comunale che ha usufruito del contributo dell'assessorato alla Cultura e della Fondazione del Banco di Sardegna.
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