San Quirico, mediazione nella Giunta regionale
La delibera dell’esecutivo è possibilista, ma non fornisce un parere definitivo Il movimento Liberu chiede un pronunciamento chiaro contro il termodinamico
ORISTANO. Una gestazione difficile, in parte tenuta nascosta, sino a quando è stato necessario pubblicare ufficialmente il documento: la delibera con cui la Giunta regionale compie un nuovo passo nella vicenda dell’impianto per il solare termodinamico a San Quirico è il frutto di una mediazione tra due anime che pare si confrontino (e a volte si scontrino) all’interno dell’esecutivo. Una delibera che dice sostanzialmente sì al progetto, sulla base di un’istruttoria del Savi favorevole, ma che non lo fa in modo chiaro e definitivo. Pone, anzi, ulteriori richieste di chiarimento.
Una soluzione che sembra, appunto, il frutto, della mediazione tra favorevoli e contrari. E la parola finale spetterà proprio alla Giunta Pigliaru. Ecco perché sull’esecutivo regionale scatta il pressing di coloro che si oppongono alla realizzazione del progetto. Secondo il movimento indipendentista Liberu «continua la pantomima da parte della Regione riguardo l’autorizzazione alla costruzione dell'impianto ibrido solare termodinamico-biomassa di San Quirico».
In una nota la diramazione oristanese del movimento «a seguito della pubblicazione (dopo circa due mesi) della delibera regionale del 25-12-16, in cui sostanzialmente la Regione sembra propensa a dare l'autorizzazione alla costruzione dell'impianto, nonostante le innumerevoli opposizioni da parte di comitati e giunte comunali, che rivendicano l'inutilità e la pericolosità dell'impianto, in terreno agricolo e a ridosso di centri abitati, si scopre che l'assessorato alla Difesa dell’ambiente chiede all'assessorato all’Agricoltura ulteriori chiarimenti».
Tra i vari rami della Giunta si richiede uno scambio di informazioni: «verificare se i terreni oggetti d'intervento sono inseriti in domande oggetto di finanziamenti, per i quali sussistono vincoli di destinazione d'uso e di non alienabilità a carico delle imprese beneficiarie, e chiarire se le norme dei bandi prevedano la possibilità di rinuncia ai finanziamenti e agli impegni ad essi collegati» si chiede poi di avere «una puntuale qualificazione delle potenzialità agronomiche dei terreni interessati dall'intervento».
Il movimento indipendentista si schiera ancora a fianco del Comitato e esrpime «la propria contrarietà alla costruzione dell’impianto» e ricorda «all’assessorato all'Agricoltura che esso verrebbe ubicato in un terreno agricolo di classificazione E».
Un’operazione che «contribuirebbe ad aggravare ulteriormente la già disastrosa situazione dell'agroalimentare della Sardegna, sacrificando terreno agricolo per produrre energia elettrica inutile ai nostri interessi, in quanto l'esportazione attuale di energia ammonta a circa il 50 per cento della produzione totale».
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