«A chi giovano i cinque progetti sbagliati che contestiamo?»
La scorsa domenica la rubrica “Parliamone” ha ospitato un intervento di Enrico Carta intitolato: “A chi ha vinto l’onere della scelta”. Vi si evidenzia il sacrosanto diritto dell’amministrazione...
La scorsa domenica la rubrica “Parliamone” ha ospitato un intervento di Enrico Carta intitolato: “A chi ha vinto l’onere della scelta”.
Vi si evidenzia il sacrosanto diritto dell’amministrazione Tendas di adottare le scelte sui progetti di sviluppo della città, travisando però la reale successione degli eventi, lamentando la scarsa attinenza reciproca fra i cinque interventi contestati (come se i progetti proposti, interessando ambiti così diversi, dovessero necessariamente presentare dei punti in comune), rilevando una presunta carenza di proposte alternative e, addirittura, paventando la perdita di circa 80 milioni di euro nel caso in cui non venissero realizzati.
Ora, non è in discussione il fatto che chi governa abbia l’onere di scegliere, bensì il fatto che le scelte proposte siano le migliori per la città, siano capaci cioè di produrre delle effettive ricadute positive sotto il profilo economico, sociale, ambientale.
Una pseudo-circonvallazione che crea una barriera tra la città e la sua principale area di servizi sportivi, portando il traffico pesante a lambire le abitazioni e due istituti scolastici e ignorando in buona parte il tracciato della circonvallazione contenuto nella pianificazione provinciale; la costruzione di sessanta nuovi appartamenti in via Lepanto, in un’area che può contare su un unico e angusto punto di accesso, sottraendo l’unico spazio verde della zona, determinando un impatto rilevante sotto il profilo urbanistico e sotto il profilo sociale (per inciso, il Comitato via Lepanto non è contro l’housing sociale, ma contro la costruzione dei sessanta appartamenti); un piano della mobilità urbana che prevede drasticamente la pedonalizzazione di parte rilevante del centro storico, che mal si concilia con l’esigenza di rivitalizzazione della zona e con le legittime aspirazioni alla sopravvivenza degli esercizi commerciali; un intervento di riqualificazione che, in cambio di una bonifica, porta del nuovo cemento a Torregrande e privatizza di fatto una parte importante della pineta; un impianto industriale per la produzione di energia elettrica che dovrebbe occupare 77 ettari di ottimo terreno agricolo, nel bel mezzo della borgata di San Quirico, e che dovrebbe bruciare 75 tonnellate di legna al giorno, ammorbando l’aria e i polmoni dei residenti; ebbene, tutte queste sono delle scelte benefiche, ragionevoli e sostenibili per la nostra città? A nostro avviso no, manca il buon senso!
Veniamo additati come coloro che chiedono (urlando) condivisione e poi quando viene concessa non partecipano. Niente di meno vero.
Sfugge che la convocazione dell’incontro pubblico con i cittadini da parte del Sindaco (andato poi deserto) è datato 26 gennaio e che la calendarizzazione dell’assemblea da parte del coordinamento è stata resa pubblica nella conferenza stampa del 23 gennaio. Così come sfugge che la descritta mirabolante volontà del Sindaco Tendas di confrontarsi, cozza con la contestuale convocazione del consiglio comunale per l’approvazione del progetto definitivo della circonvallazione.
È come dire che si è disponibili a confrontarsi su come scrivere un articolo dopo che questo è stato già pubblicato!
Sfugge anche la lunga serie di proposte alternative e migliorative che i comitati hanno avanzato e a cui anche le pagine de La Nuova hanno dato ampio risalto.
Infine, quanto agli 80 milioni di cui i progetti contestati sarebbero forieri: ma davvero qualcuno ci crede?
Cui prodest tutto ciò? Bene farebbe il sindaco Guido Tendas a porsi la domanda e a discutere (realmente, senza prese in giro) e condividere le scelte con i cittadini. A chi giova tutto ciò? Bene farebbe anche la stampa a porsi la domanda per ognuno dei cinque progetti. Magari ne uscirebbero cinque interessanti inchieste giornalistiche e sarebbe davvero un gran bel servizio.
Coordinamento dei Comitati
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