Bosa, il Comune alla Regione: subito i lavori sul fiume
Stop ai rischi. I vincoli del piano idrogeologico sono tassativi Alcuni interventi sono fermi: priorità la diga di monte Crispu
BOSA. È il termine “messa in sicurezza” la parola d’ordine che detta l’indirizzo all’attività politico amministrativa di Bosa da oltre un decennio. Da tempo la cittadina deve fare i conti, nella programmazione urbanistica ad esempio, con il costosissimo adeguamento delle infrastrutture di difesa idraulica e idrogeologica ed i suoi tempi tecnici e burocratici.
Un capitolo che pesa, e non poco, sull’indirizzo di consistenti finanziamenti da parte della Regione, che non possono essere impiegati ad esempio in opere di abbellimento o di rinnovo di servizi e arredo urbano. Il Comune è limitato da rigidi vincoli imposti che possono sciogliersi solo se e quando si darà risposta concreta alla soluzione della serie di questioni pratiche ancora aperte nella sicurezza del territorio.
Tanto che l’amministrazione civica starebbe preparando una missiva da inviare a Cagliari, con richiesta di interventi celeri. L’amministrazione civica potrà mettere mano al Piano urbanistico comunale (la versione in vigore è della prima metà degli anni ’80 e andrebbe aggiornata, ad esempio sul fronte dei possibili nuovi investimenti nell’edilizia turistica), solo adeguandosi agli strumenti normativi del Piano paesaggistico regionale, e soprattutto del Piano di assetto idrogeologico e del Piano stralcio delle fasce fluviali.
Ma questi ultimi due strumenti detteranno regole molto rigide fino a che non saranno realizzate le opere che permetteranno di ridurre il rischio idrogeologico che deriva da una possibile esondazione del fiume Temo. Un rischio che, almeno in linea teorica, non è stato scongiurato malgrado la realizzazione della nuova diga foranea, che ha visto anche la demolizione dello sperone di roccia di Capu d’Aspu.
Tutto questo mentre in lista d’attesa, con ingenti finanziamenti già stanziati dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici ci sono ancora la realizzazione di argini in terra sulle due sponde a monte e a valle del vecchio ponte in trachite, le nuove spallette d’argine sul Lungotemo Amendola, ed il contestatissimo innalzamento delle spallette dal lato delle Conce.
Questi due sono fondamentali tasselli di un più impegnativo progetto, che fa perno sul collaudo della diga di Monte Crispu, vero spartiacque secondo gli addetti ai lavori rispetto alla possibilità di far scendere dai massimi a più miti livelli il grado di rischio attribuito all’intera valle del Temo.
Sulla diga per la verità si è investito non poco, con la sistemazione della paratia di fondo ed il consolidamento della spalletta di roccia sul lato sinistro, mentre resta ancora aperto il nodo della realizzazione di altre opere che dovrebbero permettere quantomeno di dare avvio alla necessaria fase di collaudo come struttura di laminazione delle ondate di piena.
Non è quindi improbabile che proprio questo sia uno, se non il principale, dei nodi posti alla Regione, nella lettera che l’amministrazione sta elaborando.
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