La Nuova Sardegna

Oristano

Parità di genere negli uffici comunali ma non tra i dirigenti

di Michela Cuccu
Parità di genere negli uffici comunali ma non tra i dirigenti

Più della metà del personale è composta da donne Nelle posizioni apicali, però, prevalgono di molto gli uomini

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ORISTANO. Più donne che uomini, ma i ruoli apicali continuano ad essere assegnati soprattutto ai maschi. Succede in Comune dove, il personale in maggioranza è composto da donne: 117 contro 114 uomini. Un distacco quasi nullo, ma interessante per capire la realtà di un luogo di lavoro pubblico, dove, almeno sulla carta e nelle intenzioni, i diritti dei lavoratori e soprattutto, la valorizzazione delle professionalità non dovrebbero essere condizionate dall’appartenenza all’uno o all’altro sesso. Invece, qualche squilibrio c’è. Il numero dei dirigenti maschi sono il doppio delle donne: quattro contro due, conferma che anche qui i lavori più qualificati e pagati sono ancora difficilmente accessibili per le donne. I dati sono contenuti sulla rappresentazione dell’organico redatta per il piano triennale delle azioni positive, che in base ad una serie leggi nazionali e direttive, serve a determinare ed eliminare ogni possibile forma di discriminazione, diretta, indiretta ma anche temporanea. Un modo per rispettare le pari opportunità che nel mondo del lavoro non sempre sono garantite. Il piano prevede corsi, incontri formativi e informativi per il personale, in maniera da cancellare ogni possibile disparità. Piano che inizia ora, nel frattempo, diventa interessante conoscere la distribuzione del personale a seconda delle categorie e delle professionalità. Se infatti le posizioni dirigenziali sono assegnate a maggioranza a personale di sesso maschile, non altrettanto avviene in altre categorie dove è possibile leggere un maggior equilibrio fra sessi. Così, leggendo il quadro delle risorse umane, terribile termine utilizzato dalla burocrazia per ordinare la distribuzione del personale, ecco che nelle diverse categorie non esiste troppa disparità fra i sessi. Nella categoria A, ad esempio, le donne sono otto e gli uomini dieci; 28 donne e 30 uomini nella categoria B. Salendo arriviamo alla C dove il rapporto si inverte e le donne diventano la maggioranza: 49 a 43. Altrettanto avviene con la categoria D: 30 donne e 27 uomini. Più variegato il quadro che riguarda la distribuzione del personale per sesso nei diversi settori. Nel settore staff le donne sono in maggioranza (12 contro otto colleghi maschi) ci sono settori dove la differenza è molto più evidente. È il settore amministrativo e servizi alla persona quello dove le donne rappresentano la stragrande maggioranza dell’organico: 49 contro otto colleghi maschi. Rapporto che si ripropone anche nel settore programmazione, gestione delle risorse e servizi culturali con 32 lavoratrici e appena sette dipendenti maschi. Situazione che si ribalta totalmente nel settore dei lavori pubblici e delle manutenzioni: appena otto le lavoratrici contro 33 colleghi maschi, analogamente a quanto avviene nel settore della vigilanza e trasporti, il cui organico è quasi interamente al maschile: due donne e 39 uomini, come dire che lavori come quello del vigile urbano non sono, o quasi “roba per donne”. Meno sbilanciati infine, i rapporti nel settore sviluppo e territorio, dove i lavoratori maschi sono in maggioranza, 19 a 14.

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