Temo e sicurezza Mastino: «Chiediamo un’intesa con la Ras»
Bosa, il sindaco sottolinea la necessità di collaborazione «Mitigare i vincoli idrogeologici che bloccano lo sviluppo»
BOSA. Mettere in sicurezza il territorio senza negare a Bosa le sue naturali possibilità di sviluppo; ridefinire i vincoli idrogeologici tenendo conto della specificità dei vari contesti attraverso la definizione di nuove regole comportamentali; infine riconoscimento formale del miglioramento delle condizioni di sicurezza già raggiunte attraverso i lavori effettuati negli ultimi anni.
Queste in sintesi le questioni da affrontare nel Tavolo tecnico richiesto dal Comune alla Regione. «Intendiamo collaborare con la Regione affinchè questi nodi vengano tenuti in considerazione e possano portare quantomeno ad una mitigazione dei vincoli idrogeologici che pesano sull'abitato. Nessun braccio di ferro quindi» spiega Luigi Mastino. Quattro le cartelle, nella missiva indirizzata al presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru, agli assessori, al consiglio regionale, ai consiglieri regionali e comunali sul fronte politico amministrativo, mentre su quello tecnico la lettera con oggetto “Piano assetto idrogeologico - Richiesta tavolo di concertazione” arriverà all'Agenzia del distretto idrografico, all'Autorità di bacino, all'Ente acque e alla Direzione generale della Protezione civile della Sardegna.
«Mi faccio interprete del forte disagio sociale ed economico che, in questi ultimi anni, si è progressivamente diffuso nella nostra città» premette Luigi Mastino. «Il fiume sembra aver modificato il suo ruolo e le sue funzioni divenendo non più elemento di crescita e sviluppo, ma piuttosto insuperabile impedimento», considerato che «Buona parte del territorio urbano, circa il 60 per cento, è oggi classificato nel Piano di assetto idrogeologico come zona Hi4, ad alta pericolosità idraulica».
La conseguenza è la preclusione alla possibilità di «valorizzazione e uso funzionale di gran parte del patrimonio edilizio, urbano e non». Una situazione vissuta come drammatica in termini di scenario economico da cittadini e imprese. «Né gli amministratori comunali e regionali, né i cittadini di Bosa, né tutti i sardi possono accettare passivamente tale prospettiva» rimarca quindi Mastino. Che apre però la porta del dialogo «Necessario ad affrontare insieme le problematiche sul tappeto cercando di trovare quelle soluzioni che, garantendo la sicurezza della città e dei suoi abitanti, ridiano alla popolazione ed al territorio speranza ed effettive possibilità di crescita».
Nello specifico affrontando e rivedendo alla luce di quanto già realizzato (la diga foranea alla foce del Temo ad esempio) e dei progetti già finanziati ed in itinere (avvio del collaudo della diga di Monte Crispu in primis), il grado di pericolosità in varie parti del territorio urbano. Per sbloccare, questo l'obiettivo concreto, situazioni che vanno dall'impossibilità del cambio di destinazione d'uso di immobili al completamento degli edifici esistenti fino alle questioni legate a varie lottizzazioni e vincoli ulteriori derivanti dal Piano stralcio delle fasce fluviali.
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