La Nuova Sardegna

Oristano

L’eredità dell’arcivescovo: «Diocesi senza fondamentalismi»

di Mario Girau

Monsignor Ignazio Sanna ha compiuto 75 anni, ha raggiunto il limite di età e si è dimesso Resterà alla guida della Chiesa oristanese sino a quando il Papa non provvederà alla nuova nomina

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ORISTANO. Come previsto dalle norme della Chiesa, l’arcivescovo, che lunedì ha compiuto 75 anni d'età, ha inviato al Papa la lettera di dimissioni. Nessuno sconvolgimento, Ignazio Sanna continuerà, nella pienezza dei poteri, a governare la diocesi fino al momento dell'arrivo del suo successore.

Un momento di anniversari - il prossimo 20 marzo ricorderà il cinquantesimo di sacerdozio - accompagnati dai primi bilanci sull’attività episcopale svolta in quasi undici anni nella Chiesa arborense. Qualcuno l'ha doverosamente anticipato al Papa. Alla formula canonica delle dimissioni «ho aggiunto - dice il presule - una parola di ringraziamento al Signore per avermi dato la pienezza del sacerdozio. Ho anche rassicurato il Papa che lascio la Diocesi con una buona domanda religiosa, una situazione amministrativa regolare, una ricca potenzialità missionaria».

Il limite dei 75 anni è una norma che potrebbe benissimo essere portata a 80anni ?

«Certamente le aspettative di vita sono molto migliorate rispetto alla data in cui è entrata in vigore la norma dei 75 anni. Si può essere in buona salute anche dopo i 75 anni. Inoltre, la paternità spirituale acquisita dal ministero episcopale non può essere cancellata da un puro fattore di anagrafe. Personalmente, ritengo che il discernimento personale dovrebbe prevalere sull'oggettività della norma».

Dei suoi obiettivi pastorali iniziali quali sono stati sicuramente raggiunti?

«Ho condotto la visita pastorale della durata triennale e celebrato il Sinodo Diocesano; sono stati momenti di condivisione, dialogo, confronto per trovare nuove vie di evangelizzazione. Ho portato a termine l’adeguamento liturgico della Cattedrale con una soluzione rispettosa della tradizione. Ho potuto inaugurare il Museo Diocesano che sarà un polo culturale della città e della Diocesi».

Quale è rimasto sulla carta?

«Sarà necessario mettere la Diocesi in stato di missione e procedere alla ristrutturazione delle foranie, per promuovere migliori forme di collaborazione interparrocchiale. La situazione del clero per i prossimi vent'anni richiede scelte coraggiose che implicano cambiamento di mentalità e acquisizione di nuove abitudini di pratica religiosa».

In poche righe la fotografia della Chiesa arborense, oggi.

«Ogni semplificazione è pericolosa. Si può dire, tuttavia, che persista una buona pietà popolare che l’indagine sulla religiosità della Diocesi ha definito “la religione continua”. Sono assenti forme di fondamentalismo e di estremismo ideologico. Il discreto numero di seminaristi dovrebbe garantire il ricambio generazionale del clero. Il tasso di secolarizzazione è sulla media nazionale».

Lei è il vescovo della “corresponsabilità laicale”: è riuscito a socializzarla nella sua diocesi?

«Al tema della corresponsabilità laicale ho dedicato lettere pastorali e convegni ecclesiali. Sono sempre più convinto della necessità della promozione del sacerdozio comune dei fedeli. Il cammino di formazione dei laici capaci di gestire la vita pastorale d'una parrocchia è ancora lungo; ma bisogna investire in formazione sia del clero che dei fedeli».

Che cosa farà dopo l'arrivo del suo successore?

«Ritorno a Roma, al Centro Internazionale dei Sacerdoti Diocesani di Schoenstatt e riprendo gli studi interrotti nei due settori di mia competenza: l’antropologia della postmodernità e la teologia di Karl Rahner. Ho degli inviti per corsi e conferenze, che spero di poter onorare, a seconda di quelle che saranno le decisioni del Papa sul mio futuro».

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