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Oristano

Bosa, metà casa inagibile: l’appello di un disoccupato

di Alessandro Farina
Bosa, metà casa inagibile: l’appello di un disoccupato

Il maltempo ha lesionato una parte dell’abitazione «Non abbiamo risorse per trovare un’alternativa»

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BOSA. Mentre si festeggia il Carnevale, a Bosa c’è chi vive queste ore di gioia con il patema d’animo di non riuscire a trovare una soluzione per continuare ad avere un tetto sulla testa. Nessuna spensieratezza nella casa dove vive un operaio edile, disoccupato dopo anni di lavoro nella penisola, che si è visto recapitare dal Comune un’ordinanza. Un provvedimento urgente che, per motivi di sicurezza, gli vieta di utilizzare la cucina e il bagno di una delle case che si affacciano in via Muraglia Vecchia.

Alfonso Caddeo, 56 anni, in quella casa ci vive con la moglie ed il figlio trentunenne, tutti disoccupati. L’uomo si è rivolto al Comune, ma a quanto pare non ci sarebbe nessun appartamento disponibile per una soluzione d’emergenza, in attesa dei lavori tra le vecchie mura del centro storico a due passi dal fiume. In questa storia si intrecciano ai sentimenti personali i non pochi nodi sulla attuale situazione economica, sociale e anche abitativa della cittadina.

Alfonso Caddeo, insieme alla moglie ed al figlio, abita in uno stabile dove qualche settimana fa, dopo una intensa ondata di maltempo, i vigili del fuoco sono intervenuti per verificare le condizioni del tetto.

Il 24 febbraio il sindaco Luigi Mastino, sulla base delle risultanze di quella ispezione, ha firmato un’ordinanza di “inagibilità statica e igienico sanitaria parziale del fabbricato” per il locale al terzo piano dell’edificio. L’ordinanza è stata notificata agli interessati.

In sostanza una parte della casa dove vive la famiglia Caddeo è ora inaccessibile, mentre gli occupanti si trovano ad un bivio sempre più drammatico. «Non possiamo più utilizzare il bagno e la cucina, ma l’intera abitazione dove siamo ospitati andrebbe ristrutturata e quindi dovremo lasciarla».

Impresa impossibile, considerate le condizioni economiche della famiglia Caddeo. «Abbiamo chiesto aiuto al Comune. Ma ci è stato risposto che non ci sono appartamenti di edilizia pubblica residenziale disponibili».

Insomma, in quella abitazione la famiglia Caddeo non può più utilizzare, per comprensibili ragioni, spazi essenziali, ma non può neanche lasciare la casa e permettere al proprietario di procedere ai necessari lavori di ristrutturazione per mancanza di altre soluzioni.

«Cosa dobbiamo fare, andare a dormire sotto il ponte?» è la domanda, rotta dalla commozione, che pone Alfonso Caddeo.

L’uomo per ben 23 anni, racconta, ha lavorato come operaio edile nella penisola. Occupazione falciata dalla crisi del 2009. «Sono tornato a Bosa, ho trovato lavoro dal 2010 al 2011 nell’edilizia, poi più niente», spiega ancora. Oggi a quel dramma si aggiunge quello della casa.

«Non ho mai chiesto niente a nessuno - conclude amaramente Alfonso Caddeo -, ho sempre lavorato con dedizione e onestamente nella mia vita. Oggi che chiedo una mano di aiuto alle istituzioni, non vedo alcuna risposta. Siamo disperati, spero che questo mio sfogo possa far riflettere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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