La Nuova Sardegna

Oristano

Rapina a Ghilarza il dna inchioda giovane di Mamoiada

di Enrico Carta

Gioielliera aggredita e derubata: ventenne in carcere Il suo profilo genetico sul nastro usato per legare la donna

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GHILARZA. L’essenziale è invisibile agli occhi, ma non sfugge alla tecnologia. Questa regala la prova regina a un’indagine che già aveva delle fondamenta solide sulle quali poggiare. È infatti in seguito alla scoperta di un frammento di profilo genetico che due giorni fa il carcere di Massama ha aperto le sue porte per farvi entrare Michael Sortino. Mamoiadino di 20 anni, la sera del 23 dicembre del 2015 era a Ghilarza con un complice tuttora sconosciuto. Non per una gita, ma per una brutale rapina alla gioielliera Franca Lepori, 77 anni, che rientrava dal lavoro. La aspettavano due, forse tre banditi convinti di poter fare il colpo grosso, magari portando via un incasso più cospicuo dei 700 euro con cui andarono via. O magari ipotizzando di poter andare alla ricerca di una cassaforte da aprire all’interno della casa o persino di portare con sè la donna come ostaggio sino alla gioielleria e fare incetta di oggetti preziosi.

Un errore però i rapinatori lo commisero e per Michael Sortino potrebbe essere stato fatale. La donna fu aggredita e poi immobilizzata una volta rientrata dal lavoro nel giardino della sua villetta di via Lombardia. I malviventi la assalirono alle spalle e poi la legarono alle mani con del nastro adesivo. Impossibile riconoscerli perché avevano un cappuccio a coprire il volto, impossibile che lasciassero impronte digitali visto che usarono dei guanti. Michael Sortino però tagliò il nastro adesivo con i denti e la sua saliva potrebbe aver marchiato con un segno indelebile la rapina.

I banditi furono costretti probabilmente a lasciare precipitosamente via Lombardia e Ghilarza perché Franca Lepori, nonostante le lesioni, era riuscita a gridare attirando l’attenzione dei vicini di casa – non del marito ottantenne che guardava tranquillamente la tv dentro casa – che furono pronti nel chiedere immediatamente l’intervento dei carabinieri della Compagnia di Ghilarza che coordinati dal maggiore Alfonso Musumeci, assieme a quelli del Nucleo investigativo e al Reparto investigativo scientifico di Cagliari, hanno completato l’indagine.

Il passo decisivo lo compiono ad inizio agosto del 2016. Effettuano un blitz nella casa e nell’ovile di Michael Sortino. Cercano droga e infatti trovano 70 grammi di cocaina, 400 grammi di marijuana, nove piante di cannabis alte circa due metri e una pistola ad aria compressa. È l’occasione giusta per prelevare anche i campioni di dna che verranno poi inseriti nel database e comparati con gli altri già a disposizione dei carabinieri. È così che si scopre che le tracce biologiche coincidono con quelle isolate nel nastro adesivo usato per immobilizzare la gioielliera durante la rapina. Il cerchio a quel punto è chiuso e il pubblico ministero Armando Mammone può chiedere la custodia cautelare in carcere che il giudice per le indagini preliminari Annie Cecile Pinello concede.

Michael Sortino finisce dietro le sbarre e con sè porta anche un carico di altri reati come la detenzione della droga e un furto commesso all’hotel Paradiso di Nuoro per cui è già stato giudicato.

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