Una vigilia di rilassata attesa
Ultimi preparativi in un centro chiuso al traffico delle auto
ORISTANO. In mezzo all’asfalto di via Tirso c’è una mamma sorridente che spinge, lenta, un passeggino. Al di là di polemiche e timori e i comprensibili disagi, per chiusura al traffico di tante strade, anche importanti, ieri in centro si respirava un clima rilassato. Niente automobili e oristanesi a piedi che una volta tanto, possono confondersi con i turisti che non mancano mai all’appuntamento con la Sartiglia. Sono proprio i “locali” i più curiosi e desiderosi di vedere «cosa offre la città» e fin dall’apertura, visitano i padiglioni di Mediterranea, la rassegna delle produzioni di qualità organizzata dalla Camera di Commercio. La sorpresa più bella, è stata poter entrare a Palazzo Paderi e ammirare il soffitto appena restaurato. Per tanti è stata la prima volta: «L’ho sempre visto chiuso, immaginavo un luogo abbandonato e cadente. Adesso è splendido», commenta qualcuno.
In via Duomo, c’è chi attende di assistere alla rappresentazione medioevale organizzata per la mattina, operai e tecnici mettono a punto gli ultimi dettagli lungo i percorsi. Fra gli ambulanti indaffarati ad allestire le bancarelle e i passanti che si soffermano davanti ai maxi schermi a guardare lo scorrere delle immagini delle Sartiglie degli anni precedenti.
Qualche ritardatario si reca agli sportelli della Fondazione per acquistare i biglietti in tribuna e poter assistere alla corsa seduto comodamente. Qualche pariglia di sartiglianti compie l’ultimo giro di perlustrazione. Lungo le piste di via Duomo e Mazzini, qualcuno attraversa la pista soffice e asciutta di sabbia dove fra poche ore ci saranno le discese. Non è comodo camminarci e il parroco che “taglia” sotto le tribune del Duomo, solleva la tonaca: sa che altrimenti, la imbratterà di terra.
I negozi del centro si sono messi l’abito della festa: le vetrine sono allegre, molte allestite con i simboli della manifestazione. Anche attorno ai ristoranti c’è un gran daffare. I turisti, soprattutto gli stranieri sono soddisfatti. Visitano chiese e musei, scattano migliaia di fotografie, chiedono, si informano: «Dov’è e cos’è il villaggio Sartiglia? Perché lo chiamate così?» quando arrivano in piazza Cova hanno un’espressione di piacere per i profumi dei cibi caratteristici, fritture dolci e altro, che sono parte identitaria della festa. Molti di loro si fermano davanti ai negozi, entrano e acquistano qualcosa che al loro rientro possa ricordare di quella vacanza in Sardegna fatta d’inverno, non al mare ma in una città antica e accogliente.
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