La Nuova Sardegna

Oristano

Migranti, ossigeno all’economia dell'Oristanese

di Simonetta Selloni
Migranti, ossigeno all’economia dell'Oristanese

Solo per la coop Il Seme gestire l’accoglienza garantisce 60 buste paga e 5 milioni di fatturato annuo

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ORISTANO. Accoglienza e integrazione non sono soltanto parole che rispondono all’elementare diritto umanitario che si accompagna al dovere dell’accoglienza. Dalla giornata di lunedì a Ghilarza, legata al lavoro sull’inclusione svolto dall’Istituto comprensivo e elogiato dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli per il percorso di «cittadinanza globale», emerge la valenza economica del sistema di accoglienza. Per dirla con uno dei relatori dell’incontro, Mimia Fresu, coordinatore della rete dell strutture di accoglienza che fanno capo alla Cooperativa il Seme e gestisce 13 dei 15 centri dell’Oristanese, «Con la loro attività, questi Centri, spesso osteggiati, sviluppano una nuova forma imprenditoriale che è servita non soltanto a rimettere in attività, riconvertendole, molte strutture turistiche inattive o comunque divenute antieconomiche, recuperando capitali fermi che accumulavano passività. Non solo: questa attività di accoglienza, si traduce in occupazione».

Sono i dati, incontrovertibili, di attività che rispondono a criteri umanitari e civili, a leggi dello Stato e di diritto internazionale. Sui 47mila immigrati presenti nell’isola, tremila sono nella provincia di Oristano e 520 sono ospitati in 15 strutture. Nei 13 centri gestiti dalla Cooperativa Il Seme, sono ospitati 420 stranieri, di cui 18 donne,10 minori accompagnati, 38 minori non accompagnati. Il Seme fornisce 60 buste paga, «dipendenti diretti, quindi senza considerare l'indotto, lavoratori che altrimenti e come tanti altri giovani, sarebbero dovuti andare via da quest'isola e da questa provincia», sottolinea Fresu. Si può tranquillamente affermare, con la forze dei numeri, che l’attività di accoglienza che viene esercitata, si annovera tra le più robuste realtà imprenditoriali dell'area di Oristano: al 27esimo posto per fatturato, tra le prime 10 per numero di dipendenti.

E se con un giro di parole buonista si potrebbe parlare di “ammontare finanziario annuo”, meglio, molto meglio andare dritti al cuore delle cose: «Tredici Centri per 420 ospiti, per un fatturato annuo pari a 5 milioni e 365mila euro che si riversano in questo territorio; che si traducono in investimenti, in acquisti di beni di consumo. Un flusso finanziario che alimenta il circuito economico dell'oristanese, che fornisce un contributo sostanziale alle scarne risorse dei nostri paesi, comunità, tra l'altro, in lotta per frenare la deriva dello spopolamento», sottolinea Fresu. Che, sottolinea, sono proprio gli immigrati a salvarci dalla “bancarotta demografica”.

Vale appena la pena di aggiungere che nel 2015 i lavoratori stranieri in Italia hanno versato 10 miliardi di contributi Inps. In Sardegna, nello stesso anno, l'Inps, per pagare tutte le pensioni ha erogato 4 miliardi e 223 milioni, ma dai contributi ha incassato 1 miliardo e 818 milioni: che oltre la metà del fabbisogno pensionistico dei sardi è pagato da trasferimenti statali, e cioè, compensati dai contributi che nazionalmente sono versati dai cittadini immigrati.

Questi numeri dovrebbero entrare in ogni casa, in ogni amministrazione comunale, in ogni scuola. Con la forza dirompente da associare a quella, altrettanto dirompente, della necessità di gestire con strumenti culturalmente efficaci i cambiamenti che i fenomeni migratori impongono. Per governare i quali bisogna dare un senso profondo a parole quali solidarietà, diritto, lavoro. E superare, una volta per tutte, i preconcetti che nascono dall’ignoranza intesa come mancanza di studio, di approfondimento, di curiosità. Come colpevole sciatteria e adagiarsi in un sistema che non si regge più. Alla fine, è questa la lezione dei ragazzini di Ghilarza.

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