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Oristano

La normalità dell’eccellenza: ecco il diplomato più bravo

di Roberto Petretto
La normalità dell’eccellenza: ecco il diplomato più bravo

Il diciannovenne Daniele Locci 100 e lode alla maturità scientifica è stato premiato dal Rotary È lui il migliore tra i 17 studenti che hanno ottenuto il massimo punteggio nell’ scorso anno scolastico

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ORISTANO. Diciannove anni, un diploma conseguito con lode al liceo scientifico “Mariano IV” di Oristano, ora impegnato nel corso di laurea in Ingegneria fisica al Politecnico di Milano. Lui è Daniele Mocci, che ha vinto la borsa di studio “Miglior Diplomato 2016”, istituita dal Rotary.

Innanzitutto una scheda personale: chi sei, famiglia, interessi, passioni, obiettivi professionali.

«Sono l'ultimo di tre figli. Mio padre è radiologo all’ospedale san Martino di Oristano mentre mia madre insegna al liceo Benedetto Croce di Oristano. Mia sorella Paola, la più grande, sta svolgendo un dottorato in Fisica nell'Università di Cagliari; mio fratello Stefano, invece, ha iniziato gli studi specialistici in Genetica e Biologia molecolare a Roma La Sapienza»

Quanta fatica costa essere uno studente modello?

«Non credo di potermi definire uno studente modello, quanto piuttosto un semplice studente che, come suo dovere, studia e cerca di applicarsi al meglio. Costa chiaramente fatica ma se ciò che si sta studiando piace (come è capitato in questi anni) l'impegno viene ripagato, sia per la soddisfazione di un buon risultato che per aver accresciuto la propria cultura».

Bisogna essere dei “secchioni” (scusa il termine) o si può conciliare studio e divertimento?

«Ritengo che non abbia senso rimanere giornate (o notti!) intere a studiare, piuttosto è meglio dedicarsi allo studio giorno per giorno ed evitare che si accumuli il lavoro da svolgere. In questo modo si dovrebbe avere anche il tempo di poter coltivare un hobby o semplicemente di riposarsi».

Insomma, nessuna ricetta segreta...

«Posso considerarmi un normalissimo ragazzo di 19 anni: mi piace ascoltare musica, uscire con gli amici e adoro viaggiare. Per oltre dieci anni ho praticato l’atletica leggera variando numerose specialità, alla ricerca di quella a me più adatta. Tuttavia, come mi sono trasferito a Milano, per iniziare gli studi al Politecnico, ho dovuto abbandonare l’attività agonistica a causa della lontananza e della carenza di tempo».

Che obiettivi ti poni?

«Credo che uno dei miei più ambiziosi obiettivi sia quello di poter contribuire alla ricerca di fenomeni fisici, finalizzata ad essere sostegno per l’umanità. Sebbene la ricerca scientifica possa apparire spesso lontana dalla vita quotidiana, in particolar modo nei suoi aspetti puramente teorici, è senza dubbio il principale fondamento per un assiduo progresso, nel rispetto costante della biosfera».

Investire nella formazione, nello studio è ancora produttivo?

«Credo che per il futuro sia necessario investire nello studio e nella formazione di nuove menti. Aiutare i giovani nella formazione è il massimo degli investimenti che si possa effettuare, dopotutto noi giovani saremo la futura classe dirigente».

Tu ora studi a Milano, hai notato differenze tra il tuo grado di formazione e quello dei tuoi colleghi del nord?

«Appena arrivato a Milano ho potuto constatare diverse lacune nella mia preparazione anche se la formazione dei miei colleghi appare piuttosto disomogenea. Comunque posso ritenermi davvero molto fortunato perché nel corso dei miei studi ho avuto degli ottimi professori, che mi hanno fatto appassionare alle loro discipline e mi hanno sempre supportato. Senza degli eccellenti mentori anche lo studente più promettente è perduto!».

Che consiglio puoi dare a un ragazzo che sta affrontando la prima classe dello scientifico?

«Il mio primo consiglio è quello di rispettare sempre i docenti, in modo che si crei un clima piacevole e produttivo. Uno dei più grandi errori da evitare è quello di sottovalutare la preparazione di base che viene impostata al biennio».

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