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PARLIAMONE

Oristano, alt ai partiti: ora è di moda il "civico"

Un seggio elettorale
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Un seggio elettorale

Uno sguardo al panorama politico in vista delle prossime elezioni comunali

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Parola d'ordine: antipolitica. Un po' per moda, un po' per convinzione, un po' per timore di essere identificato con i soliti noti, chi si presenterà alle prossime elezioni comunali, in mezzo a progetti ancora un po' immersi nella nebbia, ha almeno un concetto ben chiaro in testa.

I simboli dei partiti classici, laddove possibile, è meglio tenerli nel buio della soffitta o nel chiuso del cassetto. In queste settimane in cui le trattative per formare nuove coalizioni e alleanze procedono tra mille fastidiosi tatticismi, a malincuore o per convenienza o per convinzione, coloro che ancora scelgono di misurarsi con l'agone politico - peraltro appaiono in numero molto inferiore rispetto al passato - ostentano la liberazione dai simboli.

Caduta da tempo a livello locale la distinzione ideologica tra destra e sinistra e persino quella più annacquata tra centrodestra e centrosinistra, la gara è ora a chi si fa più "civico" degli altri, quasi che bisognasse tenere lontano dalla competizione il simbolo dei partiti.

Un tempo vanto e insegna quasi da ostentare - «In hoc signo vinces» - , oggi, in piena deriva generale da antipolitica, in tanti pensano che sia meglio nasconderlo. Dal di fuori può anche sembrare un maldestro tentativo di far finire la polvere sotto il tappeto che, una volta spostato, fa riemergere esattamente quei granelli che non possono mica esser spariti del tutto.

Chi però oggi "civico" si definisce, ribatte con fermezza che le intenzioni sono sincere. Viene insomma sottolineata la voglia di staccarsi dal cancro individuato proprio nei partiti. Ovviamente quelli italiani. La crisi che questi stanno attraversando a livello nazionale, dove non esistono più gerarchie certissime ha avuto come conseguenza chiara e forse inevitabile quella di sbriciolare anche gli organismi di gestione locale degli stessi partiti, ancor più nel momento in cui alcuni leader hanno dovuto fare i conti con vicende giudiziarie o con gli sgambetti e le lotte di potere interne agli stessi partiti.

E allora i timonieri, ciascuno con una navicella che ha giusto spazio per i fedelissimi, hanno virato sul civico. Succede da destra a sinistra passando ovviamente per il centro. Chi non rinuncia al simbolo sono i soli Movimento 5 Stelle (peraltro non si sa ancora se avrà una lista alle comunali) e il Pd che rischia di pagare con l'isolamento la scelta di non volersi spogliare del marchio di partito.

Per il resto, difficilmente vedremo, in campo l'Udc, l'Upc, i Riformatori, Forza Italia e le varie sigle più o meno rilevanti di quel che resta della sinistra. Avranno nomi differenti, ma dietro le quinte i fili delle trattative vengono tuttora mossi dai soliti noti che non vogliono essere scambiati per quelli di sempre. Ci sono ex assessori regionali di entrambi gli schieramenti oggi demodè; ci sono parlamentari eletti con partiti nazionali che ora accusano l'orticaria al solo sentir nominare quei partiti; ci sono ex e attuali consiglieri regionali, provinciali e comunali che non disdegnano una ricandidatura gattopardesca.

Ma una volta sollevato il tappeto, che fine farà quella polvere nascosta in fretta? Sarà sparita del tutto oppure la stanza si ritroverà sporca come prima del passaggio della scopa?

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