Bimba morta, 90 giorni per la verità
Al San Martino, deceduta prima del parto: l’autopsia sarà effettuata venerdì. Tre mesi per il responso sulle cause
ORISTANO. Novanta giorni, un’altra eternità e stavolta senza l’attesa piacevole del lieto fine. Il lieto fine però in questa storia trasformatasi in tragedia non c’è stato. Venerdì la piccola Angelica che la mamma di Seneghe aveva cullato nel suo grembo per quasi nove mesi ha smesso di dare segnali di vita e ora tutto è cambiato. Per la mamma Laura Marchi, per il babbo Giuseppe Lasiu, ma anche per i medici. È diventata una storia di morte per quale sono indagati i dottori Antonio Campiglio, Bruno Lacu e Laura Urru, tre ginecologi dell’ospedale San Martino dove la donna era stata ricoverata giovedì scorso. I medici però, prima di intervenire e valutare la vitalità del feto, avrebbero atteso quasi una giornata intera. Solo quando ormai la piccola creatura non dava più segnali di vita si sarebbero decisi a intervenire.
È questa l’ipotesi sostenuta dai familiari della giovane mamma, non certo dalla Asl che ha subito precisato che si è trattato di un evento imponderabile e che non dubita minimamente del corretto operato dei medici. L’apertura dell’inchiesta, al momento, non può avere alcun riscontro medico ulteriore se non lo stesso dei ginecologi che per ultimi hanno avuto in cura la donna incinta. Hanno ovviamente svolto i loro accertamenti sul piccolo corpicino estratto del grembo già senza vita dopo un taglio cesareo e precedentemente all’intervento. Novanta giorni sono un terzo del tempo che serve per portare a termine la gravidanza. Ora serviranno per attendere la verità medica che arriverà dopo l’esito dell’autopsia che il sostituto procuratore Armando Mammone ha affidato al medico legale Roberto Demontis. Venerdì, quando Laura Marchi era ancora ricoverata nel reparto di Rianimazione e la tragedia si era già consumata, ha effettuato l’autopsia sul piccolo corpicino. Per conoscerne gli esiti bisognerà però aspettare tre mesi durante i quali i protagonisti di questa storia vivranno come sospesi nell’attesa di un verdetto. Laura Marchi e il marito Giuseppe Lasiu, ora chiusi nel silenzio, sostengono – questo hanno riferito a tutti i parenti e agli amici – che la piccola era ancora viva quando la donna è stata ricoverata. Probabilmente il feto era in sofferenza, ma la mamma ha riferito di aver sentito la piccola Angelica muoversi al suo interno. Per questo ritiene inspiegabile il fatto che si sia tardato nell’intervenire e far nascere la bambina, seppure con un parto cesareo prematuro.
Diversa la versione dei medici dell’ospedale che sostengono invece che il feto non dava già più segni di vita. È la differenza che passa tra una tragica fatalità e la colpa medica. Intanto Laura Marchi non è più in Rianimazione, ma non avrà al suo fianco Angelica: riposa da domenica in cimitero.
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