Presunti abusi sulla figlia di 5 anni: il padre assolto da ogni accusa
Il tribunale lo ha scagionato con formula piena dall’imputazione: il pm aveva chiesto 8 anni. La vicenda in un centro della Marmilla. Contro il genitore l’ex moglie dalla quale si era separato
ORISTANO. La strada per ricominciare a vivere si percorre in 120 minuti, ultimo tratto di sei anni di sospetti e quattro di processo. Due ore, tanto dura la camera di consiglio del tribunale di Oristano, conclusa alle 15.30 di ieri quando il presidente del collegio Francesco Mameli ha letto la sentenza che ha assolto, per non aver commesso il fatto, un uomo dall’accusa più infamante che si possa immaginare: aver abusato sessualmente della figlioletta quando la bambina aveva cinque anni. E, come se non bastasse, a completare il quadro accusatorio, anche i maltrattamenti in famiglia. Tradotto, fanno otto anni di carcere, questa la richiesta del pubblico ministero Rossella Spano, alla quale si erano associati i legali di parte civile che rappresentano la madre della bimba, avvocati Carlo Tortora e Giancarlo Marini. Assoluzione piena da ogni accusa, era invece la tesi sostenuta dai difensori dell’uomo, gli avvocati Rafaele Cocco e Serena Contini.
Tesi accolta in pieno. Una sentenza che spazza via ogni dubbio su una vicenda tristissima, collocata in un paese della Marmilla, dentro le mura domestiche dove la fine di un matrimonio ha travolto le vite dei due coniugi e della loro figlioletta di cinque anni. Una bimba che, stando all’accusa, avrebbe raccontato alla zia, sorella della madre, di strani episodi ritenuti riconducibili a attenzioni morbose da parte del genitore. La bambina, siamo a metà del 2011, stava vivendo un periodo di grandissimo stress provocato dalla separazione conflittuale tra i genitori. La madre aveva richiesto l’intervento degli assistenti sociali, due delle quali, sentite al processo, avevano sì riportato la condizione di estrema sofferenza della piccola, sottolineando però che mai aveva fatto riferimenti a violenze o abusi da parte del padre. In ogni caso la questione era arrivata sul tavolo del giudice dei minori, e poi alla Procura della Repubblica.
Il processo è stato segnato dalla fortissima contrapposizione tra accusa e difesa. E dalle consulenze, di segno opposto, compiute sulla bambina da parte degli esperti nominati dalla difesa dell’imputato e dai legali di parte civile. La piccola aveva subito un inequivocabile stress post traumatico. Il problema era stabilirne la causa: per l’accusa, le presunte violenze subite, per la difesa, l’aria irrespirabile dovuta alla conflittualità tra i genitori. Il padre ha sempre respinto ogni accusa, e ieri ha visto riconoscere la sua innocenza.
Ci vorranno tre mesi per conoscere le motivazioni della pronuncia del tribunale. L’imputato ieri non ha potuto partecipare all’udienza. Per anni è stato sottoposto all’obbligo di dimora in un altro paese, poi trasformato in divieto di avvicinarsi alla casa della ex moglie e della figlioletta. La bambina di cinque anni, quando questa storia è iniziata, ora è una preadolescente di undici. Al di là del recupero della patente di persona per bene al posto del babbo-orco, per il padre ora c’è tutta una vita da recuperare, un rapporto da ricucire. E se il processo è stato duro, il percorso che aspetta lui e la figlia non sarà meno impegnativo.
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