Abbanoa, la parola ora passa alle urne
Domani si vota per il referendum consultivo proposto da chi vuole dare il benservito al gestore idrico unico
ORISTANO. Domani si vota. La battaglia si gioca su due fronti e, a giudicar dall’aria che tira, non saranno quelli tradizionali del «sì» e del «no», bensì quelli del voto favorevole per tentare un’improbabile uscita da Abbanoa e quello del «non voto» per rendere minimo l’effetto esclusivamente politico del referendum consultivo sulla gestione del servizio idrico. I promotori della consultazione e quindi coloro che sono favorevoli all’uscita da Abbanoa, peraltro praticabile (forse) solo attraverso vie tortuose e non certamente immediatamente dopo il voto che non avrà effetto sulla legge regionale che sanciva la nascita di Abbanoa come gestore unico del servizio idrico, fanno capo quasi per intero all’attuale opposizione in consiglio comunale. C’è qualche posizione più defilata, ma il fronte del «sì» è pressoché concentrato in quell’area politica.
Oristano aveva fatto il suo ingresso in Abbanoa durante la precedente esperienza amministrativa, sotto la guida di Angela Nonnis, nel 2008. Ma è soltanto in questi ultimi anni che si è cementato un fronte comune che ha portato sino ad indire il referendum. Il comitato per il «sì», che ha trovato nei consiglieri comunali di opposizione il proprio punto di riferimento ritiene fallimentare la gestione da parte di Abbanoa. Si fa forte del fatto che Oristano abbia un approvvigionamento idrico proprio e che Abbanoa sia stato solo un elemento vessatorio con l’applicazione di bollette esagerate con conguagli riferiti ad annualità già cadute in prescrizione. È per questo che si chiede che gli oristanesi vadano in massa a votare in favore del «sì», fatto che metterebbe il prossimo sindaco in condizione di agire per valutare quali strade intraprendere affinché si ritorni alla gestione diretta dell’acqua.
Lo stesso comitato dei favorevoli all’Abba-exit, ultimamente, ha chiarito meglio i confini entro il quale si dovrà agire. Alcuni suoi esponenti si sono detti consapevoli del fatto che un’uscita immediata non sia possibile né semplice. Ma un «sì» dalle urne oristanesi potrebbe regalare all’intera Sardegna una svolta nei rapporti con Abbanoa considerato padre-padrone in casa altrui. Oristano è un capoluogo di provincia e il suo peso politico non può certo essere ignorato. Un voto netto e molto partecipato contro il gestore potrebbe trasformarla in città guida di una rivolta per un servizio più equo, efficiente e meno vessatorio. Il vero ostacolo, annusando gli umori della piazza, è dato proprio dal quorum. Serve il 50% più uno dei votanti perché il referendum, per quanto consultivo, abbia valore. (enrico carta)
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