La lezione eterna di don Milani
Lo scrittore Eraldo Affinati al Centro provinciale per l’istruzione del De Castro
ORISTANO. «Per essere buoni insegnanti bisogna essere veri, autentici. Bisogna evitare la finzione pedagogica. Gli studenti devono avere gli occhi che brillano e li devono vedere brillare nel loro maestro». Di questo è convinto Eraldo Affinati che ha incontrato gli studenti e gli insegnanti del Centro provinciale per l’Istruzione degli adulti e del liceo De Castro impegnati nel progetto di alternanza Scuola-Lavoro denominato “I processi sociali finalizzati all’inclusione: solidarietà e cultura”.
E nel dialogare con Sabrina Sanna per presentare il suo ultimo libro “L’uomo del futuro.Sulle strade di don Lorenzo Milani”, Eraldo Affinati ha raccontato una scuola diversa da quella a cui siamo abituati. Una scuola dove il rapporto tra insegnante e alunno non è intrappolato dalle gerarchie e dove non ci sono le temute cattedre. Ha raccontato di una scuola in cui il maestro scende dalla sua pedana e si mette in gioco per conoscere ogni studente da vicino e guardarlo negli occhi.
Niente classi, niente programmi, niente voti. «Don Lorenzo Milani aveva capito tutto cinquant’anni fa, voleva dare voce ai poveri del paese in cui viveva, ai ragazzi di Barbiana – spiega lo scrittore –. La sua è la scuola a cui ci siamo ispirati per fondare la Penny Wirton, una scuola senza campanelle, dove insegnare la lingua italiana significa insegnare la vita».
La Penny Wirton, fondata nel 2008 dallo scrittore e sua moglie Anna Luce Lenzi, è una scuola di italiano gratuita per migranti dove tutto il corpo insegnante è volontario. «Sono andato in tutti i luoghi dove ha vissuto Don Milani e ho viaggiato per conoscere i Don Milani di oggi, che ho ritrovato nei villaggi che ho visitato», prosegue lo scrittore che dal Gambia a Volgograd ha viaggiato alla ricerca degli insegnamenti di Barbiana e li ha raccontati nel suo libro, così vicino alla realtà del Cpia di Oristano che si occupa dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Ed erano presenti proprio quegli studenti stranieri pronti a emozionarsi e a riconoscersi nelle esperienze e nei viaggi raccontati tra le righe de “L’uomo del futuro”. E i loro occhi brillavano davvero. (rob.f.)
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