Abbanoa, referendum senza sconfitti
Quorum non raggiunto, ma il comitato promotore esulta. Il sindaco: vigilerò col gestore per quegli 8.730 che hanno votato
ORISTANO. Hanno vinto tutti, come quasi sempre accade il giorno dopo l’esito delle urne. E quegli stessi autoproclamati vincitori, come d’incanto, si ritrovano addirittura d’accordo sul dato più chiaro emerso dal referendum consultivo su Abbanoa. Ad unirli è un numero dal quale partire, ma niente paura: le strade sono ancora una volta destinate a separarsi immediatamente dopo. Non c’è proprio spazio per fare un millimetro di cammino assieme tra promotori e sindaco, diventato la bandiera dell’opposizione alla consultazione di domenica. Eppure sia per GuidoTendas che per i promotori del referendum quegli 8.730 elettori che hanno votato favorevolmente per l’uscita impossibile (per legge) da Abbanoa sono il punto di partenza.
E allora dove stanno le differenze? Il filosofo Renè Descartes, italianizzato in Cartesio, avrebbe immediatamente trovato la parola giusta: il problema è il «metodo». Per il primo cittadino lo strumento del referendum è stato un danno, per i promotori dell’iniziativa è stata invece un’occasione mancata. Il primo a rompere gli indugi nel “day after” senza esplosioni nucleari e col quorum fermo al 33% è stato il sindaco, ricordando di essere stato anche l’unico a opporsi al referendum col voto invece unanime del resto del consiglio comunale: «Non era il modo giusto per cambiare una legge dello Stato e questo i cittadini l’hanno capito. Si può esprimere il proprio orientamento anche non andando a votare, ma questo non significa che il rapporto con Abbanoa sia perfetto. A chi mi chiama difensore d’ufficio del gestore dell’acqua, ricordo che questa giunta ha portato Abbanoa in tribunale e purtroppo la causa è stata solo bloccata dalle vicissitudini della giustizia che sinora non ha potuto garantire tempi certi. È questa giunta comunale che sta chiedendo 4 milioni e mezzo di risarcimenti per un pasticcio fatto ai tempi della giunta Nonnis, in cui il centrosinistra era all’opposizione».
Insomma, la protesta era sacrosanta al pari delle lamentele – minori rispetto al recente passato – contro chi gestisce il servizio, ma il modo con cui questa è stata portata avanti era «completamente sbagliato. Un’avventura inutile, uno sperpero di soldi dei cittadini». Ed eccolo riemergere lo scontro sui costi della consultazione con le parole del portavoce dei referendari, il consigliere comunale Salvatore Ledda: «Fosse stato per noi avremmo votato il 4 dicembre, assieme al referendum costituzionale, ma è stato proprio l’ostruzionismo del sindaco e del Pd a impedircelo». Quindi sposta il mirino sull’analisi prettamente politica: «Tutta la Sardegna guardava a noi, sperava che ventimila persone compatte sarebbero andate a votare per chiedere un diverso tipo di gestione di una risorsa come l’acqua». Il mancato quorum, che comporta anche l’invalidazione del risultato delle urne non è però una sconfitta. «È un risultato notevole – prosegue Salvatore Ledda –. Oggi portare le persone a votare è sempre più difficile e noi ripartiamo dal numero di quelli che ci hanno sostenuto. Difendiamo questo patrimonio dato dal consenso di quasi novemila elettori e proseguiamo la battaglia che deve andare oltre il referendum». E oltre il referendum ci va anche il sindaco «pronto, sinché ci sarò io alla guida del Comune, per vigilare sull’operato di Abbanoa, che, non dimentichiamolo, per Oristano ha già speso 40milioni ed è pronta a far partire nuovi lavori nelle prossime settimane».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
