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Oristano

Ghilarza, vertenza casa di riposo: in piazza la rabbia dei lavoratori

di Maria Antonietta Cossu
Ghilarza, vertenza casa di riposo: in piazza la rabbia dei lavoratori

Ieri il corteo degli ex operatori della struttura al centro di un controverso cambio di gestione Preoccupazioni per le gare d’appalto deserte, accuse al Comune e possibile il ricorso alla magistratura

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GHILARZA. Dopo una logorante guerra di posizione i vecchi dipendenti della casa di riposo sono usciti dalla trincea per affrontare a viso aperto lo spettro della disoccupazione e chiunque avesse delle responsabilità su una condizione di precarietà che si sta trascinando da due mesi. Ieri gli ex lavoratori si sono messi in marcia per le vie del paese urlando tutta la rabbia e la delusione per essere stati estromessi dal posto di lavoro e per l'odissea che ha scatenato il cambio di gestione della struttura. Negli slogan scanditi davanti alla comunità alloggio erano racchiuse tutta l'esasperazione e l'amarezza per una vicenda della quale faticano a vedere la via d'uscita. «Siamo preoccupati, non avremmo mai pensato che la situazione prendesse questa piega», ha detto la portavoce dei manifestanti, che si è presentata con il nome di Ulisse. Uno pseudonimo scelto scientemente: «Le gare d'appalto del Comune sono tre Cavalli di Troia. Cosa succederà se anche la prossima andrà deserta?» è l'interrogativo formulato dalle 22 lavoratrici e dai due lavoratori che insieme a una ventina di sostenitori hanno sfilato in corteo dalla comunità alloggio alla Torre Aragonese.

Il loro travaglio è stato ripercorso dal segretario della Cgil provinciale davanti a una sessantina di persone. Pier Luigi Medde non ha fatto sconti a nessuno minacciando il ricorso alla magistratura se non si arriverà presto a un epilogo positivo della vertenza. Dai legali dell'ente, invece, potrebbe partire una segnalazione all'autorità anticorruzione. Medde ha avuto parole di biasimo per i Servizi sociali, per l'amministrazione comunale e per il parroco. Ma gli strali più acuminati li ha rivolti verso la cooperativa “Insieme si può” di Milis accostando le modalità del suo subentro a un blitz notturno e domandandosi perché non in quell'occasione, e tantomeno all'epoca del sopralluogo pre-gara, avesse rilevato tutte le anomalie che invece una settimana dopo le consegne aveva elencato nella lettera di rinuncia all'appalto. «Se tutte quelle accuse fossero infondate ci sarebbero gli estremi della calunnia, altrimenti significa che siamo in presenza di una struttura da chiudere. Un provvedimento curioso dato che in precedenza né il Comune, né i Nas, né la cooperativa stessa avevano rilevato niente». Il sindaco ha esposto le difficoltà di operare in una congiuntura negativa e ha prospettato le soluzioni. «La struttura dovrebbe essere in parte convertita in comunità protetta. Un'altra soluzione è l'integrazione all'appalto con cui abbiamo previsto di stanziare fondi comunali laddove il futuro gestore non riuscisse a coprire i costi con le rette», ha annunciato Alessandro Defrassu. Polemico l'intervento dell'ex assessore Pinuccio Pinna. «Ci sono anziani che invecchiano nella casa di riposo, non è accettabile che a un certo punto si debbano mandare via». «Cosa succederebbe se tutti i Comuni facessero le rivalutazioni degli utenti? Di certo non basterebbero i 1142 posti delle Rsa», ha affermato Maria Rosa Setzu. «Ci sono persone non autosufficienti che non richiedono assistenza sanitaria specifica e dunque possono essere seguite nelle case di riposo».

A tirare le somme è stato il segretario nazionale della Cgil. «Va trovato un accordo con la cooperativa sociale Ada – ha auspicato Nino Baseotto seguendo la linea di Medde e Setzu –. Questo prevedono le norme e la clausola sociale, che è fonte di garanzia e che comporta quella flessibilità a cui si sono già resi disponibili i lavoratori. Si faccia una scommessa sul territorio: se il Comune ha difficoltà a trovare soluzioni si cerchino risposte insieme ai Comuni vicini».

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