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Bosa firma il suo ingresso tra le Città dell’olio

BOSA. «L’adesione all’Associazione nazionale Città dell’Olio è un’azione che speriamo serva da motore per idee, iniziative, collaborazione e nuove esperienze nel mondo dell’agricoltura e nell’ambito...

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BOSA. «L’adesione all’Associazione nazionale Città dell’Olio è un’azione che speriamo serva da motore per idee, iniziative, collaborazione e nuove esperienze nel mondo dell’agricoltura e nell’ambito di progetti di sviluppo sostenibile che non possono fare a meno di venire inquadrati in un’ottica di rete». È la convinzione dell’assessore alle attività produttive Silvia Tanda alla vigilia dell’appuntamento odierno in aula consiliare previsto alle 17. Quando tra la Città di Bosa e l’Associazione nazionale sarà siglato un patto di adesione e collaborazione ufficiale.

Le motivazioni storiche di tale passo non mancano e forse anche le premesse per il rilancio di una tradizione che nulla aveva da invidiare ad altre zone dell’isola oggi rimaste al top. «La Bosana è una cultivar rinomata in tutto il bacino del Mediterraneo: un’oliva famosa per produttività e qualità del suo olio, tanto che il noto marchio Chanel ne ha fatto un elisir di bellezza. Sembra incredibile, ma negli anni in cui si diffondeva la sua coltivazione in terre anche molto lontane, nel territorio che le aveva dato il nome veniva progressivamente abbandonata. Direi che è arrivato il momento di far sapere perché la cultivar Bosana porta questo nome e chi l’ha battezzata così», la premessa orgogliosa, in una città che spesso dimentica le sue eccellenze, di Silvia Tanda.

È suffragata da una serie di dati. «Nel 1800 Bosa contava venti frantoi, poi scesi già nella prima metà del ’900 ad 11. Dagli anni ’70 abbiamo visto il declino di un’attività che nell’agricoltura tradizionale era stata da sempre la più importante. L’ultimo frantoio è stato chiuso negli anni ’90 e da allora i piccoli produttori devono spostarsi verso altri comuni per frangere le proprie olive. Eppure le campagne ha il maggior terreno olivetato della Planargia: i suoi 536 ettari e le sue 55.818 piante di olivo meritano molto di più di un romantico ricordo di un periodo d’oro», spiega Silvia Tanda.

L’assessora è convinta delle opportunità che la tradizione olivicola merita di occupare nella scala delle priorità degli interventi a supporto della città. Con l’adesione all’Associazione Città dell’Olio che si inquadra in un’ottica di rilancio tenendo conto però che l’agricoltura di qualità nel mondo deve sapersi inserire e confrontare in un contesto più ampio che non quello esclusivamente locale. «Per questo stiamo creando iniziative che coinvolgano anche pescatori, commercianti, operatori dei servizi turistici. In nuove forme di collaborazione professionale che però, a ben guardare, appartenevano a questa comunità già in passato, anche se in modo differente», conclude l’assessore Silvia Tanda.

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