Accoglienza migranti Abbasanta punta al secondo livello
Il Comune aderisce formalmente al Sistema di protezione Il progetto entro il 30 settembre, non tutti sono d’accordo
ABBASANTA. Il Comune si candida a esercitare un ruolo attivo nella gestione dei flussi migratori. L'amministrazione ha aderito al sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati, una modalità che presuppone un reale processo d'integrazione. Ieri la candidatura è stata formalizzata dal consiglio comunale. Il dibattito che ne è scaturito ha fatto emergere posizioni diverse anche all'interno della maggioranza e ha scoperto un nervo sensibile delle piccole comunità locali. L'adesione formale allo Sprar prelude alla partecipazione del bando a sportello finanziato dal governo. Lo Stato garantirà il 95 per cento delle risorse economiche e gli enti locali il restante 5 per cento sotto forma di beni, servizi e attività. Il progetto dovrà essere presentato entro il 30 settembre. Se approvato, Abbasanta potrà accogliere al massimo dieci cittadini stranieri, che saranno ospitati in abitazioni private per un periodo di sei o nove mesi. Nei prossimi incontri si deciderà quale tipologia di migranti ospitare fra quelle indicate nel bando: se minori non accompagnati, famiglie o persone particolarmente vulnerabili. In base a questa scelta sarà modulato il progetto d'integrazione, che dovrà prevedere percorsi d' inclusione attraverso l'inserimento sociale, la formazione, l'istruzione scolastica e la mediazione linguistica. «Questo percorso dovrà essere partecipato e massimamente condiviso» ha auspicato il sindaco Stefano Sanna. «La nostra è una comunità accogliente, c'è una ramificazione di cooperative sociali e del terzo settore che deve essere messa al servizio di uomini e donne alla ricerca di una vita migliore». L'opposizione si è astenuta dissentendo sull'approccio usato dalla maggioranza, cui è stato contestato un mancato confronto preventivo. «Non siamo in disaccordo sul tema dell'accoglienza, ma riteniamo che questa procedura sia controproducente perché va a ledere la dignità di ciascuno, in primo luogo della comunità, che crediamo capace di valutare, comprendere e partecipare a questo tipo di scelta» ha affermato Marilena Santona. Ma se la minoranza ha lasciato intendere di poter riaprire il discorso a patto di una programmazione collegiale, netto è stato il diniego del consigliere Putzolu. «Per rispetto delle persone che non sono d'accordo e del mio pensiero voto no», ha argomentato l'esponente di maggioranza. All'incontro è intervenuta la vice-direttrice dell'Anci Sardegna, Daniela Sitzia. Rispondendo alle domande di alcuni cittadini scettici o apertamente contrari, la delegata alle politiche migratorie ha spiegato che si tratta di un processo volontario, graduale e sostenibile, con un impatto diverso da quello prodotto dagli affollati Centri di accoglienza prefettizi. «Siamo di fronte a un esodo, è un evento che non si può fermare. La scelta dunque non è se accogliere o non accogliere, ma se governare un processo o subirlo –, ha sottolineato –. Questa procedura, peraltro, attiva una clausola di salvaguardia che impedisce di aprire un Cas con 30, 50 o più migranti in quei Comuni che aderiscono allo Sprar».
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