Non più di 40 rifugiati nel territorio comunale
L’amministrazione Tendas chiederà di aderire al sistema dello Sprar L’assessore Maria Obinu: «Avremo più possibilità di controllare i flussi»
ORISTANO. Dopo essere stato sulla difensiva ora il Comune gioca d’anticipo. La questione rifugiati e migranti verrà affrontata in maniera opposta a quel che sinora è stato fatto. La finestra del 31 marzo ormai si è chiusa, ma per luglio Oristano dovrebbe essere uno dei luoghi in cui verrà attivato il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar). È la via d’uscita dal sistema attuale che ha mostrato molte pecche. Grazie alla novità l’amministrazione si sottrarrà alla discrezionalità delle decisioni insindacabili prese in Prefettura e in Questura.
L’idea non è di questi ultimi giorni e solo le classiche lungaggini burocratiche hanno impedito di procedere già entro il 31 marzo. A questo punto è prevedibile che la giunta Tendas, in uno degli ultimi suoi atti amministrativi, approverà la proposta dell’assessore ai Servizi sociali Maria Obinu che istituirà quello che viene chiamato anche col nome di centro di seconda accoglienza, dal momento che arriva successivamente alla prima che avviene nel momento dello sbarco nell’isola.
A proposito di Sardegna, i numeri dicono che l’emergenza anziché attenuarsi si sta allargando. Da gennaio a marzo del 2016 gli arrivi si erano fermati a quota 15mila, mentre i dati delle prefetture che riguardano lo stesso periodo dicono che si è toccata quota 18mila. «È meglio allora non farsi travolgere e farsi trovare preparati – spiega l’assessore –. La soluzione del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati consentirebbe al Comune di gestire in prima persona la situazione, garantisce numeri certi soprattutto sulla presenza di minori e ciò permette di non trovarsi di fronte a situazione impreviste di emergenza nel caso di nuovi sbarchi».
Come ciò sia possibile lo spiega il funzionamento stesso delle procedure valide per i Comuni che entrano a far parte del sistema dello Sprar. «Quelli sino a duemila abitanti possono ospitare un massimo di sei migranti – prosegue Maria Obinu –. Per quelli con popolazione superiore ai duemila abitanti, il parametro prevede un migrante ogni mille abitanti fatti salvi i sei per i primi duemila residenti». Con una popolazione che si aggira intorno alle 33mila persone Oristano potrebbe quindi arrivare ad ospitare sino a un massimo di una quarantina di migranti e ottenere anche i vantaggi economici previsti nel caso di adesione allo Sprar. In più si eviterebbe la discrezionalità delle prefetture che sinora decidono la destinazione dei migranti appena sbarcati e l’accoglienza sarebbe prevista solo per coloro ai quali sia stato già attribuito lo status di rifugiati.
C’è poi l’aspetto dei minori che è quello che maggiormente preoccupa per via delle responsabilità che comporta e per i costi che si porta dietro. Il costo giornaliero è infatti di 100 euro e di questi ben 30 sono a completo carico del Comune. «Una volta che ci sarà l’adesione, l’assessorato può impedire l’arrivo indiscriminato di minori proprio per via dei parametri precedentemente stabiliti – conclude l’assessore Maria Obinu –. In questo caso poi non si tratta di ospitare i migranti tutti assieme in un unico centro, ma di averli dislocati in più sedi e in piccoli nuclei più facilmente controllabili e con possibilità di impatto sociale nettamente inferiori».
Il Comune naturalmente non agirà da solo, ma si avvarrà della collaborazione imprescindibile delle associazioni onlus. Il Seme è in prima fila e dovrebbe essere la prima a stipulare la convenzione.
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