Limba, il manifesto “Pro s’Iscola sarda”
Le cinque organizzazioni indipendentiste unite sotto la sigla Alternativa Natzionale, ecco le proposte
ORISTANO. Il diritto allo studio in Sardegna non può essere affidato a una istituzione scolastica come quella italiana che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi e per questo nasconde e cancella la storia, la lingua e le peculiarità culturali dell'isola. Per garantire a tutti i sardi l'effettivo diritto alla studio ci vuole una scuola sarda, anzi una “Iscola Sarda”, dove si insegnino e si possano imparare la lingua sarda e la storia della Sardegna. Ne sono convinti e sono pronti a battersi per raggiungere questo obiettivo, le cinque organizzazioni indipendentiste e nazionali, Progres Republica Sarda, Gentes, Sardigna Libera, Sardigna Natzione e Fronte Unidu che unite sotto la sigla Alternativa Natzionale hanno presentato ieri la bozza del Manifesto Pro s'Iscola Sarda. Il compito principale di questa Iscola Sarda, hanno spiegato Gianluca Collu e Sebastian Madau (Progres), Gianfranco Sollai (Gentes), Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera) e Cristiano Sabino (Fronte Unidu) è quello di «formare i futuri cittadini della Sardegna e non esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalla loro storia». Il primo passo, come recita il manifesto, spetta alla Regione Sardegna, che basandosi sulla Legge statale 482 del 1999 e sulla Legge regionale 26 del 1997 può e deve fare una nuova legge regionale che renda il sardo lingua ufficiale della Sardegna al pari dell'italiano. Poi il manifesto propone altre 12 “azioni indispensabili” per raggiungere il risultato. C'è un po' di tutto. Corsi gratuiti di lingua sarda per tutti i docenti in graduatoria, istituzione di due corsi di laurea magistrale per la formazione dei futuri insegnanti di Lingua e letteratura sarda, riconoscimento della conoscenza del sardo e della storia sarda come credito formativo per gli studenti e titolo o punteggio nei concorsi per il personale docente e non docente e incentivazione alla pubblicazione di testi scolastici e materiale mediatico in sardo. E poi ancora l'istituzione di un ente sardo per lo sviluppo e la ricerca scientifica che stabilisca i campi di studio prioritari per lo sviluppo economico e culturale della Sardegna, un Piano scolastico per il mantenimento integrale delle scuole anche nei centri più piccoli per combattere lo spopolamento e la desertificazione culturale delle zone interne, una inchiesta regionale sul fenomeno dell'abbandono scolastico, la istituzione di corsi di formazione professionale e apprendistato per la salvaguardia e la trasmissione dei mestieri tradizionali e un piano triennale di corsi gratuiti di lingua sarda per tutti. Quella presentata ieri è solo una bozza, aperta al contributo di tutti quelli che condividono le finalità del manifesto. «Perché il risultato, hanno spiegato i promotori del progetto, si può raggiungere solo se facciamo massa critica e non andiamo da soli».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
