Il Pd si spacca sulla discontinuità
Gli alleati chiedono: «Nessun attuale assessore o consigliere sia candidato sindaco. E niente primarie»
ORISTANO. «Ci vuole calma e sangue freddo», diceva la canzone. Invece gli stracci volano alla primissima occasione, tanto che il centrosinistra rischia una clamorosa rottura prima ancora che la vera discussione inizi. La frattura, in realtà, potrebbe frantumare le ossa del Partito Democratico che si è seduto al tavolo delle trattative e si è ritrovato di fronte al diktat degli alleati che impongono la «discontinuità».
Discontinuità. È questa la parolina che divide i cuori all’interno del Pd, che ha vissuto un tranquillo week end di tensioni e che inizierà la settimana con un direttivo da fratelli coltelli convocato d’urgenza. La frana, iniziata con un sassolino e poi cresciuta a dismisura, è venuta giù sabato mattina: solita riunione di coalizione, insolito finale. La prima proposta a passare nel tavolo del centrosinitra è stata infatti quella dell’impossibilità di scegliere un candidato sindaco che abbia fatto parte della giunta Tendas o che sia stato in consiglio comunale in quest’ultima consiliatura. Significa per lo meno tagliar fuori gran parte dei “big” o, ipotesi ancora peggiore se vista dalla prospettiva di una nutrita schiera di componenti del Pd, rinunciare in partenza ad esprimere il candidato alla poltrona di primo cittadino.
Il nodo primarie. Questo succederebbe perché anche di fronte all’alternativa di contarsi attraverso le primarie, tutti gli alleati (Partito dei Sardi, Cittadini per Oristano, NoiOr e la lista civica che fa capo a Stefano Spada) hanno risposto picche preferendo invece che la scelta venga fatta col collaudato metodo delle riunioni tra i notabili dei vari partiti o liste sedute al tavolo. Il motivo, per altri pretesto, per evitare le primarie sarebbe il tempo troppo stretto che impedirebbe così di organizzare una macchina elettorale per stabilire attraverso un voto popolare chi sia poi il contendente per la carica più importante di palazzo degli Scolopi. In realtà, molti nel Pd pensano che ci siano spazi per chiamare a raccolta il proprio elettorato, dal momento che tra poche settimane c’è il congresso e in quell’occasione si potrebbero cogliere due piccioni con una fava. Ma gli alleati anche su questo sono stati irremovibili.
Lo scontro nel Pd. Ecco che allora in un amen nel Pd è partita la guerra intestina che non si sa bene dove porterà. Di certo questa «regola della discontinuità» pare aver suscitato gradimento zero nell’assessore Maria Obinu e nel consigliere Roberto Martani, nomi che da tempo circolano tra quelli dei possibili candidati sindaco. Non i soli perché resta in lizza l’attuale assessore Efisio Sanna; perché il Partito dei Sardi ha fatto il nome del medico Marco Obinu ma tiene ben in caldo anche quello di Gianvalerio Sanna; perché Stefano Spada ritiene di avere qualche carta da giocare, mentre da NoiOr e Cittadini per Oristano non sono arrivate indicazioni particolari sul nome.
Il direttivo riunito oggi. Alla riunione del direttivo di questa sera, il Pd si presenterà quindi spaccato. Da un lato ci sarebbe il consigliere regionale Antonio Solinas, che nel tavolo di coalizione al quale non partecipa è stato indicato da qualcuno degli alleati come favorevole alla «discontinuità». Dall’altro ci sarebbero gli assessori e la gran parte dei consiglieri comunali ancora in carica che mal digeriscono la niova regoletta, che viene interpretata come una bocciatura in toto di quanto è stato fatto in questi cinque anni. «Davvero è stato tutto da buttar via? O forse questa scelta è dettata da esigenze di tipo diverso che con l’amministrazione di Oristano poco hanno a che fare?» si chiedono. C’è un’intera serata per dare le risposte a questi interrogativi. Nel direttivo ovviamente, dove forse sarà meglio indossare anche l’elmetto.
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