La Nuova Sardegna

Oristano

Riso, Confagricoltura: stato di crisi per il settore

di Michela Cuccu
Riso, Confagricoltura: stato di crisi per il settore

L’associazione cauta sull’obbligatorietà dell’indicazione di provenienza Il presidente Sanna: «Per tutelare il prodotto servono misure straordinarie»

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SAN VERO MILIS. «Siamo soddisfatti di questo risultato, è una nostra battaglia e le risposte del ministro sono venute da una manifestazione organizzata da Coldiretti». Così Giuseppe Casu, direttore provinciale di Coldiretti, commenta l’annuncio del ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, sul decreto, pronto per l’approvazione, sull’obbligatorietà di indicazione della provenienza del riso. «Ben venga l’etichetta d’origine ma non basterà a salvare la risicoltura italiana dalle importazioni ormai senza limiti», sottolinea invece Corrado Sanna, presidente di Confagricoltura provinciale, che plaude all’iniziativa pur mantenendo un atteggiamento di cautela. Dice «Non basta un’etichetta per impedire che il nostro prodotto venga sommerso da quello di importazione, che ha prezzi così concorrenziali con i quali il riso italiano non potrà mai competere». È una marea il riso di importazione che sbarcherà sul territorio nazionale. Praticamente il doppio di quello prodotto in Italia. «Questo significa che se l’Unione europea non accoglierà la nostra richiesta di adottare misure di salvaguardia, la redditività dei produttori sarà cancellata». Per l’Italia, che con 15milioni di quintali di riso all’anno, è la prima produttrice in Europa, la situazione sta diventando problematica. Ancora di più lo è per la Sardegna, dove, la risicoltura è un’attività marginale (la produzione regionale si ferma ad appena 300mila quintali all’anno) ma tuttavia, di elevata qualità. Se poi consideriamo che è l’Oristanese il territorio regionale dove si concentrano maggiormente le risaie sarde, il quadro è completo. «Per i nostri risicoltori, che hanno raggiunto un elevatissimo grado di capacità tecniche e produttive, tanto da ottenere riconoscimenti a livello mondiale, continuare con questa attività sta diventando un problema serissimo», spiega Corrado Sanna. «Oggi, tre chili di riso, sul mercato costano più o meno come un caffè al bar», basterebbe questa dichiarazione, fatta l’altra mattina dai risicoltori durante la manifestazione al ministero dell’Agricoltura, per comprendere l’entità del problema. «Il prezzo del riso è inferiore del 30 per cento dei costi di produzione. Stiamo lavorando in perdita», dice Sanna che spiega che se non sarà posto un limite alle importazione, tre milioni di quintali di riso italiano rischiano di rimanere invenduti. Da qui la richiesta di misure a tutela del settore. Fra queste, spiega Sanna, ci potrebbe essere la dichiarazione dello stato di crisi del settore, così come è avvenuto per il latte. «Senza un intervento specifico la risicoltura italiana e quella sarda, rischiano di scomparire nel giro di poco tempo» è l’amara conclusione del presidente di Confagricoltura.

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