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Oristano

Sedilo, la prima pandela parla da leader

di Maria An
Sedilo, la prima pandela parla da leader

Pasquale Mureddu guiderà l’Ardia: dopo le tensioni e le polemiche dell’anno scorso fa un appello alla ragionevolezza

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SEDILO. Dovevano passare 29 anni prima che l’indice del parroco si fermasse sul nominativo scritto sul registro delle pandele da un suo lontano predecessore. Tra le pagine ingiallite dal tempo don Battistino Mongili ha scorto il nome di Pasquale Mureddu, che non ancora ventunenne si era presentato dal rettore dell’epoca chiedendogli di metterlo in lista per il ruolo di capocorsa dell’Ardia. Sarebbe trascorso molto tempo prima che l’ultimo depositario di quell’antica preghiera bussasse alla porta del ragazzo, oggi uomo e padre di famiglia, e gli comunicasse di essere il prescelto.

«Ho capito subito le ragioni di quella visita - ha raccontato Pasquale Mureddu tornando con la memoria a una sera di fine gennaio -. Da un anno all’altro mi aspettavo che mi venisse concessa». Nessuna promessa particolare, nessun voto da sciogliere dietro la richiesta di vestire, un giorno, i panni di Costantino, ma un amore profondo per quella tradizione e tutto ciò che rappresenta. «In famiglia ho sempre respirato la passione per l’Ardia e avvertito un forte attaccamento al santo – ha spiegato Pasquale Mureddu –. Mio padre aveva partecipato più volte nel ruolo di scorta. Io ho esordito a sedici anni e da allora ho saltato pochissime edizioni».

A distanza di 33 anni dalla prima esperienza il capocorsa si prepara a vivere la prova più esaltante nella vita di un cavaliere sedilese. «L’emozione non è paragonabile a quella provata da ragazzo, è molto più forte. C’è una maggiore consapevolezza e soprattutto una grande responsabilità. Mi auguro che l’Ardia riesca bene e soprattutto che non accada nulla. Io mi preparerò nel migliore dei modi».

L’aspetto della sicurezza è cruciale in una manifestazione che ha nel rischio una componente intrinseca, e l’investitura di Mureddu è arrivata nel momento più difficile e delicato della storia recente della corsa equestre. L’anno scorso incidenti e modalità di gestione delle misure a tutela dell’ incolumità di uomini e animali hanno scatenato forti contrapposizioni e polemiche, con ripercussioni anche sulla vita amministrativa. Ma difficoltà e divisioni non sono insuperabili secondo la prima pandela: «Parlo a titolo personale, ma credo che con un po’ più di dialogo e di collaborazione da ambo le parti i problemi si possano risolvere - ha detto riferendosi all’associazione Santu Antinu e ai cavalieri-. Ormai alcool test e controlli veterinari sono un obbligo di legge, si devono fare e non incidono sull’ autenticità della tradizione; ma un po’ più di informazione per mettere i cavalieri nelle condizioni di adempiere non guasterebbe. Inoltre, quando si parla di sicurezza sarebbe utile interpellarli: «Conoscono meglio di chiunque altro il percorso e sanno valutare se un animale è idoneo o no alla corsa, quindi possono dare un apporto importante all’organizzazione della sicurezza. Sarebbe auspicabile il loro coinvolgimento nelle fasi preliminari della manifestazione».

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