Dall’accusa di colpo di Stato alla Repubblica di Malu Entu
ORISTANO. Nato a Ittiri 74 anni fa, terralbese di adozione, ma soprattutto orgogliosamente sardo. Doddore Meloni era finito per la prima volta in carcere nel mese di dicembre del 1981. L’accusa di...
ORISTANO. Nato a Ittiri 74 anni fa, terralbese di adozione, ma soprattutto orgogliosamente sardo. Doddore Meloni era finito per la prima volta in carcere nel mese di dicembre del 1981. L’accusa di aver progettato una sorta di colpo di Stato per liberare la Sardegna dall’oppressione dello Stato italiano contando sul sostegno della Libia di Gheddafi gli costò nove anni di carcere e la cancellazione perpetua del diritto di voto.
Scontata la condanna, tornò al suo lavoro di autotrasportatore e commerciante. Arrivato all’età della pensione, ha ripreso la sua battaglia per l’indipendenza della Sardegna escludendo però stavolta ogni ricorso alla violenza e alle armi. Nell’estate del 2008 finisce sui giornali di tutto il mondo con l’occupazione pacifica dell’isola di Mal di Ventre e la proclamazione della Repubblica indipendente di Malu Entu.
Lo Stato risponde alla sua iniziativa riprendendosi l’isola con un imponente schieramento di forze dell’ordine, ma contestandogli soltanto reati di natura ambientale. Meloni replica promuovendo il movimento politico Paris e un referendum consultivo sulla indipendenza della Sardegna dall’Italia, che sarà poi bocciato dalla Regione, ma è in sostanza il modello che ha ispirato il referendum sull’autonomia che Veneto e Lombardia stanno preparando in questi mesi.
Il 18 agosto del 2012 la Guardia di Finanza lo arresta con l’accusa di evasione fiscale. Secondo il dossier inviato nei giorni scorsi da Meloni a un lungo elenco di istituzioni anche internazionali è l'inizio della offensiva finale dello Stato italiano per fermare la sua lotta per l’indipendenza dalla Sardegna. Il dossier è l’ultima sfida di Meloni allo Stato italiano: «Mi eliminate per via carceraria utilizzando la magistratura ordinaria, ma se volete che sconti la pena politica che non avete il coraggio di riconoscere come tale mi dovrete mantenere vivo». (fgp)
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