La Nuova Sardegna

Oristano

Moria di “arca noae” tra Is Arenas e Santa Caterina

di Roberto Petretto
Moria di “arca noae” tra Is Arenas e Santa Caterina

Mollusco bivalve sterminato in un ampio tratto di costa La Capitaneria: «Verificheremo, ma l’acqua è pulita»

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ORISTANO. Chi ha avuto modo di entrare in acqua in questi ultimi giorni e immergersi sotto costa, nei tratti rocciosi, tra Santa Caterina e Is Arenas, ha notato un tappeto di valve aperte e ormai vuote di “Arca noae”, un mollusco ben presente nei mari dell’Oristanese e della Sardegna più in generale.

Alcuni sub professionisti si sono accorti del fenomeno e lo hanno descritto come una vera e propria morìa. Forse milioni di esemplari morti, anche se, per ora, le segnalazioni si riferiscono a un ristretto tratto di costa.

Cosa può essere successo? Impossibile anche solo fare ipotesi, al momento. Anche perché sembra che il fenomeno abbia interessato solo gli esemplari di arca noae, lasciando invece assolutamente indenni gli altri molluschi e, in generale il resto della fauna che popola la costa oristanese. Patelle, bocconi, attinie non sembrano aver sofferto alcun danno. Cosa ha colpito, dunque, l’arca noae, conosciuta altrimenti come mandorla di mare” o mussolo ? Non c’è una risposta, anche perché la scoperta fatta dai sub è di questi ultimi giorni.

«Non abbiamo avuto alcuna segnalazione - dice Erminio Di Nardo, comandante della Capitaneria di porto di Oristano -, né il nostro personale ha riscontrato qualche tipo di anomalia. Le ultimi analisi effettuate sulla qualità del mare non hanno segnalato alcuna anomalia».

E d’altronde, se ci fosse stato un inquinamento di tipo massiccio, ne avrebbero potuto patire anche altre forme di vita animale. Resta poi da accertare se episodi analoghi siano riscontrabili in un più ampio tratto della costa esposta a occidente.

Non è comunque la prima volta che si verificano casi di morìe di molluschi che si potrebbero definire selettive. E hanno riguardato anche l’arca noae. Nella scorsa estate, a luglio, nelle acque di Ponza, c’è stata una “strage” di arca noae, che da quelle parti vengono chiamate sfunnoli o casiulelle ma anche di ostriche. E le stesse ostriche, in passato sono state più volte colpite da fenomeni analoghi.

Quindi non è da escludere che questi molluschi, scarsamente visibili a uno sguardo distratto degli scogli sommersi, possano essere stati colpiti in modo particolare perché sensibili a qualche sostanza presente nell’acqua.

I sub che hanno visto gli effetti della morì formulano qualche ipotesi, ma ammettono che non è suffragata da alcun riscontro scientifico. La massiccia invasione di velelle, ad esempio, avvenuta quest’anno in più ondate, potrebbe aver riversato in mare materiale in decomposizione e quindi sostanze potenzialmente nocive per alcune specie. Ma tutto è sul piano delle ipotesi.

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