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Oristano

Lungomare di Putzu Idu, condannato il dirigente 

Lungomare di Putzu Idu, condannato il dirigente 

San Vero Milis, tre mesi e 35mila euro di multa all’ex capo dell’Ufficio Tecnico Ordinato il ripristino dei luoghi a sue spese, ma è in arrivo il processo d’appello

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SAN VERO MILIS. Da quattro si scende a tre mesi. La sostanza cambia di poco perché quel che dice la sentenza del giudice monocratico Enrica Marson è di condanna verso l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Vincenzo Caria. La questione infinita del lungomare tra Putzu Idu e Mandriola conosce dopo un lungo iter processuale almeno la sentenza di primo grado e per l’unico imputato non è una buona notizia. Per il funzionario è arrivata infatti la condanna a tre mesi, uno in meno rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero Marco Ulzega. Ma il giudice non si è fermato qui perché ha attribuito anche una multa da 35mila euro per le violazioni paesaggistiche commesse e da tremila euro per il secondo reato contestato, quello di deturpazione di bellezze naturali.
La storia giudiziaria dello stradello che, nel più ampio progetto di rinaturizzazione del lungomare delle due borgate, doveva sostituirsi all’attuale tratto asfaltato su cui invece sarebbe dovuto risorgere il sistema dunale, nasce nel momento in cui l’ufficio tecnico comunale dà corso ai lavori di spianamento e di modifica dello sterrato. È il momento in cui fioccano gli esposti e iniziano i controlli affidati alla sezione di polizia giudiziaria della Forestale che con l’avvio dell’indagine pone sotto sequestro lo stradello. Viene contestato l’utilizzo di un terriccio non adeguato e la posa di alcune opere fisse che non potevano essere invece edificate in quel tratto a massima tutela ambientale senza autorizzazioni. Niente di gigantesco, solo qualche rotonda e qualche muretto di sostegno, ma per il giudice non un solo mattone doveva stare lì. E così, nonostante la richiesta di assoluzione dell’avvocato Roberto Salaris, è arrivata la condanna con pena sospesa che si porta con sé la prima certezza di un appello nel tentativo di ribaltare la sentenza emessa ieri.
La seconda certezza è che il giudice ha imposto che Vincenzo Caria provveda a proprie spese al ripristino dei luoghi – interverrà comunque l’appello a bloccare per ora l’esecutività della sentenza –. In più ha ordinato che lo stradello su cui da tre anni insistono i sigilli della magistratura venga dissequestrato. Resta da capire se ciò significa che è immediatamente utilizzabile, ma questo è un problema di natura esclusivamente politica.

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