Arborea, una Fondazione per valorizzarne la storia
di Michela Cuccu
Pronto lo statuto dell’ente che vedrà lavorare insieme privati, coop e Comune Il sindaco Manuela Pintus: «Gestiremo insieme un vasto patrimonio culturale»
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ARBOREA. L’idea è quella di valorizzare e gestire un patrimonio immobiliare pubblico e privato, ma soprattutto, culturale, artistico e storico unico nel suo genere, attraverso una gestione a più voci ma con un’unica regia. Si chiamerà molto probabilmente “Fondazione 1918” (data che sta ad indicare la nascita della Sbs ) e vedrà operare assieme le grandi realtà cooperativistiche che caratterizzano l’economia del territorio (3A, Banca di Arborea, Produttori associati) ma anche Bonifiche ferraresi, che di recente hanno acquistato la Sbs e il Comune. La bozza di statuto della nascitura Fondazione, è quasi pronta e ha preso spunto, come spiegano il sindaco Manuela Pintus e il vice, Davide Rullo, da analoghe realtà che in Sardegna sono già collaudate, come la Fondazione Lillliu di Barumini e Meta di Alghero, coordinano, gestiscono e valorizzano monumenti ma anche eventi ad essi collegati.
Per Arborea si tratterebbe di gestire un tesoro immenso legato alla storia delle bonifiche, ad un periodo storico importante, oltre ad una serie di edifici storici in stile liberty, dalla Villa del presidente a quella del direttore, il Mulino della bonifica (che attualmente ospita il museo cittadino, ma anche la Casa del fascio, l’ex Gil e il grande Silos che, attraverso un finanziamento di 4 milioni e mezzo di euro recentemente assegnato dalla Regione, è destinato ad essere ristrutturato e destinato ad ospitare il “Centro del libro” ,dove, in progetto c’è quello di realizzare una biblioteca sugli interventi di bonifica dei territori, non solo della Sardegna ma di tutto il territorio italiano. Monumenti che, come nel caso delle prestigiose ville, sorgono a loro volta all’interno di grandi giardini, con alberi monumentali come l’immensa canfora già sottoposta a tutela, che una volta recuperati e risistemati, diverrebbero veri e propri parchi pubblici. Arborea dunque, vista non solo unicamente come la capitale dell’agro zootecnia isolana, ma anche come un grande museo diffuso. Spiega il sindaco, Manuela Pintus «La valorizzazione di questo patrimonio darebbe alla nostra realtà ulteriori occasioni di sviluppo nei settori del turismo e della cultura. La gestione di tutte queste risorse – prosegue – consentirebbe di creare nuove opportunità di lavoro stabile, nel senso che serviranno archivisti ma anche guide turistiche e manutentori. Ipotizzare che soltanto il Comune o comunque, unicamente gli Enti pubblici a gestirle, sarebbe improponibile. Da qui l’idea della Fondazione con i privati. Stiamo già lavorando con Federcultura per lo statuto».
Per Arborea si tratterebbe di gestire un tesoro immenso legato alla storia delle bonifiche, ad un periodo storico importante, oltre ad una serie di edifici storici in stile liberty, dalla Villa del presidente a quella del direttore, il Mulino della bonifica (che attualmente ospita il museo cittadino, ma anche la Casa del fascio, l’ex Gil e il grande Silos che, attraverso un finanziamento di 4 milioni e mezzo di euro recentemente assegnato dalla Regione, è destinato ad essere ristrutturato e destinato ad ospitare il “Centro del libro” ,dove, in progetto c’è quello di realizzare una biblioteca sugli interventi di bonifica dei territori, non solo della Sardegna ma di tutto il territorio italiano. Monumenti che, come nel caso delle prestigiose ville, sorgono a loro volta all’interno di grandi giardini, con alberi monumentali come l’immensa canfora già sottoposta a tutela, che una volta recuperati e risistemati, diverrebbero veri e propri parchi pubblici. Arborea dunque, vista non solo unicamente come la capitale dell’agro zootecnia isolana, ma anche come un grande museo diffuso. Spiega il sindaco, Manuela Pintus «La valorizzazione di questo patrimonio darebbe alla nostra realtà ulteriori occasioni di sviluppo nei settori del turismo e della cultura. La gestione di tutte queste risorse – prosegue – consentirebbe di creare nuove opportunità di lavoro stabile, nel senso che serviranno archivisti ma anche guide turistiche e manutentori. Ipotizzare che soltanto il Comune o comunque, unicamente gli Enti pubblici a gestirle, sarebbe improponibile. Da qui l’idea della Fondazione con i privati. Stiamo già lavorando con Federcultura per lo statuto».
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