La Nuova Sardegna

Oristano

Emergenza siccità, a Paulilatino le prime restrizioni 

di Maria Antonietta Cossu
Emergenza siccità, a Paulilatino le prime restrizioni 

Il sindaco ordina la sospensione dell’erogazione di notte «È la peggiore da decenni: riattiveremo i pozzi inattivi»

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PAULILATINO. Era solo questione di tempo prima che la siccità che sta fiaccando il mondo agropastorale imponesse le restrizioni sull’uso della risorsa idrica nelle aree urbane. A Paulilatino è scattata la fase di pre-emergenza con le limitazioni all’erogazione dell’acqua corrente, sospesa nelle ore notturne. Il provvedimento è stato applicato con un mese e mezzo di anticipo rispetto agli ultimi anni. «Il deposito comunale è arrivato al livello di guardia», ha riferito il sindaco Domenico Gallus spiegando le ragioni del provvedimento che per tutta l’estate, salvo misure ancora più drastiche, lascerà all’asciutto i rubinetti del paese dalle 22 alle 6. »Se facciamo altrimenti si rischia che l’acqua manchi durante il giorno. Una siccità di queste proporzioni non la si vedeva da almeno vent’anni e a quel tempo l’erogazione fu ridotta a sole quattro ore al giorno». Paulilatino è il primo comune nell’Alto Oristanese a regolamentare l’uso dell’acqua potabile. Altri potrebbero non tardare a seguirne l’esempio. L’ipotesi ha già fatto capolino in un’assemblea dell’Unione del Barigadu ma per ora rappresenta l’estrema ratio. Nei campi la situazione è drammatica da mesi e il caso di Paulilatino dimostra che le avvisaglie del problema si cominciano a percepire anche all’interno dei paesi delle zone colpite dalla grave arsura. Per scongiurare situazioni d’emergenza l’amministrazione sta vagliando alcune soluzioni. La possibilità più concreta e immediata è di utilizzare i due pozzi artesiani di proprietà privata che si trovano all’interno del paese. «Stiamo pensando di requisirli per immettere l’acqua nella rete urbana», ha annunciato Gallus, «e si tratta di un’ipotesi che stiamo prendendo in seria considerazione perchè possiamo già contare sulla disponibilità dei proprietari». Un’altra soluzione è quella di ripristinare il funzionamento del vecchio pozzo pubblico, inattivo da anni per via dell’alta concentrazione di sali e nitriti. Le analisi dei campioni diranno se la situazione nel tempo si è modificata e se sussistano le condizioni per destinare anche quella fonte al consumo idrico. L’azione si estenderà anche al mondo delle campagne, ma prima sarà indispensabile trovare le risorse economiche. L’intenzione è di sfruttare il pozzo vicino al nuraghe Lugherras convogliando l’ acqua negli abbeveratoi pubblici.
Per preservare al massimo la risorsa idrica sarà decisiva anche la collaborazione dei cittadini, cui Gallus ha fatto appello raccomandando di evitare gli sprechi.

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