«Far ripartire l’economia creando maggiori servizi»
di Roberto Petretto
«Si deve innescare un circuito virtuoso che coinvolga anche i centri vicini» Confronto duro con la Regione per la ricerca di risorse da destinare al territorio
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ORISTANO. Anna Maria Uras è candidata della lista civica “Coraggio e libertà”. Per qualche giorno è stata la scelta del Partito dei Sardi, ma quando la coalizione si è allargata a Udc e Idee Rinnovabili, Annamaria Uras, avvocato oristanese con un’esperienza passata in consiglio comunale e una da dirigente del Pd, ha sbattuto la porta e ha deciso di correre da sola.
Cominciamo con una domanda riproposta a tutti i candidati: con quali risorse pensate di attuare il vostro programma in caso di successo?
«Un bravo politico è quello che riesce a trovare maggiori risorse. Ci rivolgeremo dove le risorse ci sono. Penso all’Europa e alla Regione. Nella programmazione territoriale abbiamo accesso a diversi finanziamenti per progetti mirati. Così pure nella programmazione regionale».
Pensate di aprire un vertenza con la Regione per avere maggiore attenzione per il territorio?
«Bisogna richiedere più attenzione, bisogna saperla chiedere, senza compromessi, nell’unico interesse della comunità. Dobbiamo stare attenti a non farci sottrarre altre risorse. La politica locale ha sinora svenduto le risorse locali e non ne ha chiesto quando poteva e doveva chiederle».
Risorse per fare cosa?
«Intanto per far ripartire la macchina economica. Dobbiamo creare servizi al servizio dello sviluppo. Con le risorse che abbiamo vogliamo creare un circuito virtuoso di sviluppo, che coinvolga prima il territorio cittadino e poi quello dei centri vicini. Oristano non può pensare di fare una politica da sola. Il quadro normativo ci impone di essere collaborativi e di servizio con i territori vicino. Non con sudditanza, ma con l’idea di essere strumento per crescere».
Qualche esempio concreto?
«Vogliamo che si riparta dall’agroalimentare, che sia trainante, per vocazione naturale. Agricoltura, pesca, viticoltura, gastronomia e trasformazione dei prodotti, allevamento».
Porticciolo, un punto sul quale anche voi battete molto...
«Avere un porticciolo è fondamentale per una città che ha uno sbocco a mare. Non ha mai funzionato per la sua piena potenzialità, anzi agli esordi era meglio di oggi. Ha necessità del dragaggio per consentire l’accesso a barche con maggiore pescaggio che sinora non possono entrarci. Questi turisti si godono il nostro mare, ma non portano niente perché non siamo in grado di accoglierli. I moli devono essere aumentati, molti servizi devono essere creati: accoglienza, servizi igienici, trasporto, passeggiata, ristorazione e bar».
Al porticciolo è legato il discorso di Torregrande...
«Il ruolo di Torregrande è legato al turismo, ma anche al mondo sportivo. Come volano di promozione e conoscenza del territorio vediamo anche lo sport. Bisogna migliorare gli impianti, mettere a norma quelli esistenti e renderli fruibili a manifestazioni nazionali e internazionali. Spesso i nostri atleti non possono fare le gare qui e sono costretti a andare fuori. Quindi vediamo Torregrande come continuazione della cittadella sportiva di Sa Rodia, con un collegamento migliore, attraverso ponti leggeri sopra il fiume, per arrivare facilmente con percorsi pedonali o ciclabili, immersi nella natura. La natura può essere la maggiore attrattiva del nostro territorio».
L’idea di richiamare nuovi imprenditori passa anche attraverso un macchina amministrativa più efficiente. Per questo cosa avete in mente?
«Tutto passa attraverso le intelligenze. Valorizzazione e ricerca delle risorse umane. Anche l’amministrazione comunale deve avere una sinergia tra potere politico, cittadino e risorse umane all’interno dell’amministrazione. I dipendenti devono essere messi nelle condizioni giuste per svolgere i ruoli giusti con responsabilità, alla ricerca del bene comune e nel rispetto della cosa pubblica».
Centro storico: idee per rivitalizzarlo?
«Devo dire che in questi ultimi giorni c’è stato imbellettamento della città. Questa amministrazione sta facendo una propaganda elettorale notevole. Ne godiamo tutti quanti e siamo contenti che si siano resi conto, in extremis, che si doveva fare qualcosa per abbellire la città. Un buon centro storico dipende anche dagli ingressi della città, che sono quelli che accolgono le persone. Massima importanza, quindi, alle zone periferiche. Il centro è la culla, il cuore pulsante della città, la culla della cultura».
Come fare però? Pensate a degli incentivi per riportare le persone nel centro?
«Non penso sia una priorità. Anche vivere nelle frazioni può essere bellissimo. Non è necessario stare nel centro storico. Il centro ha una funzione come luogo di commercio, di affari, di cultura, di incontro. Ad esempio: la scuola di musica deve tornare al centro, deve coinvolgere anche la gente che passa per strada, come avviene in molte città del nord Europa e deve essere d’impulso. Al centro vanno le attività artigianali e commerciali, le strade devono essere una prosecuzione di queste attività».
Domanda comune a tutti i candidati: come vede Oristano, tra cinque anni, dopo una legislatura guidata dal sindaco Anna Maria Uras?
«Sicuramente migliorata, viva, più consapevole, più partecipativa e più responsabile. Mi sentirei sconfitta se non riuscissi a infondere il senso della responsabilità. Tutti dobbiamo partecipare a questo nuovo processo prospettico-produttivo. Dobbiamo farlo insieme, da un voto alla lista Coraggio e libertà»
Cominciamo con una domanda riproposta a tutti i candidati: con quali risorse pensate di attuare il vostro programma in caso di successo?
«Un bravo politico è quello che riesce a trovare maggiori risorse. Ci rivolgeremo dove le risorse ci sono. Penso all’Europa e alla Regione. Nella programmazione territoriale abbiamo accesso a diversi finanziamenti per progetti mirati. Così pure nella programmazione regionale».
Pensate di aprire un vertenza con la Regione per avere maggiore attenzione per il territorio?
«Bisogna richiedere più attenzione, bisogna saperla chiedere, senza compromessi, nell’unico interesse della comunità. Dobbiamo stare attenti a non farci sottrarre altre risorse. La politica locale ha sinora svenduto le risorse locali e non ne ha chiesto quando poteva e doveva chiederle».
Risorse per fare cosa?
«Intanto per far ripartire la macchina economica. Dobbiamo creare servizi al servizio dello sviluppo. Con le risorse che abbiamo vogliamo creare un circuito virtuoso di sviluppo, che coinvolga prima il territorio cittadino e poi quello dei centri vicini. Oristano non può pensare di fare una politica da sola. Il quadro normativo ci impone di essere collaborativi e di servizio con i territori vicino. Non con sudditanza, ma con l’idea di essere strumento per crescere».
Qualche esempio concreto?
«Vogliamo che si riparta dall’agroalimentare, che sia trainante, per vocazione naturale. Agricoltura, pesca, viticoltura, gastronomia e trasformazione dei prodotti, allevamento».
Porticciolo, un punto sul quale anche voi battete molto...
«Avere un porticciolo è fondamentale per una città che ha uno sbocco a mare. Non ha mai funzionato per la sua piena potenzialità, anzi agli esordi era meglio di oggi. Ha necessità del dragaggio per consentire l’accesso a barche con maggiore pescaggio che sinora non possono entrarci. Questi turisti si godono il nostro mare, ma non portano niente perché non siamo in grado di accoglierli. I moli devono essere aumentati, molti servizi devono essere creati: accoglienza, servizi igienici, trasporto, passeggiata, ristorazione e bar».
Al porticciolo è legato il discorso di Torregrande...
«Il ruolo di Torregrande è legato al turismo, ma anche al mondo sportivo. Come volano di promozione e conoscenza del territorio vediamo anche lo sport. Bisogna migliorare gli impianti, mettere a norma quelli esistenti e renderli fruibili a manifestazioni nazionali e internazionali. Spesso i nostri atleti non possono fare le gare qui e sono costretti a andare fuori. Quindi vediamo Torregrande come continuazione della cittadella sportiva di Sa Rodia, con un collegamento migliore, attraverso ponti leggeri sopra il fiume, per arrivare facilmente con percorsi pedonali o ciclabili, immersi nella natura. La natura può essere la maggiore attrattiva del nostro territorio».
L’idea di richiamare nuovi imprenditori passa anche attraverso un macchina amministrativa più efficiente. Per questo cosa avete in mente?
«Tutto passa attraverso le intelligenze. Valorizzazione e ricerca delle risorse umane. Anche l’amministrazione comunale deve avere una sinergia tra potere politico, cittadino e risorse umane all’interno dell’amministrazione. I dipendenti devono essere messi nelle condizioni giuste per svolgere i ruoli giusti con responsabilità, alla ricerca del bene comune e nel rispetto della cosa pubblica».
Centro storico: idee per rivitalizzarlo?
«Devo dire che in questi ultimi giorni c’è stato imbellettamento della città. Questa amministrazione sta facendo una propaganda elettorale notevole. Ne godiamo tutti quanti e siamo contenti che si siano resi conto, in extremis, che si doveva fare qualcosa per abbellire la città. Un buon centro storico dipende anche dagli ingressi della città, che sono quelli che accolgono le persone. Massima importanza, quindi, alle zone periferiche. Il centro è la culla, il cuore pulsante della città, la culla della cultura».
Come fare però? Pensate a degli incentivi per riportare le persone nel centro?
«Non penso sia una priorità. Anche vivere nelle frazioni può essere bellissimo. Non è necessario stare nel centro storico. Il centro ha una funzione come luogo di commercio, di affari, di cultura, di incontro. Ad esempio: la scuola di musica deve tornare al centro, deve coinvolgere anche la gente che passa per strada, come avviene in molte città del nord Europa e deve essere d’impulso. Al centro vanno le attività artigianali e commerciali, le strade devono essere una prosecuzione di queste attività».
Domanda comune a tutti i candidati: come vede Oristano, tra cinque anni, dopo una legislatura guidata dal sindaco Anna Maria Uras?
«Sicuramente migliorata, viva, più consapevole, più partecipativa e più responsabile. Mi sentirei sconfitta se non riuscissi a infondere il senso della responsabilità. Tutti dobbiamo partecipare a questo nuovo processo prospettico-produttivo. Dobbiamo farlo insieme, da un voto alla lista Coraggio e libertà»
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