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Oristano

«Il futuro del porto? Il timone delle scelte ce l’ha Santa Giusta» 

di Simonetta Selloni
«Il futuro del porto? Il timone delle scelte ce l’ha Santa Giusta» 

Il sindaco Figus interviene sui progetti di sviluppo dello scalo L’argomento discusso dai candidati alle comunali a Oristano

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SANTA GIUSTA. Sono i miracoli della politica: metti una campagna elettorale a casa del vicino – Oristano –, ed ecco che il porto – di Santa Giusta – diventa una sorta di res comune. Di cui progettare futuro, sviluppo, opportunità. «In realtà bisognerebbe iniziare questa discussione mettendo i tasselli al posto giusto. Ossia: è il nostro porto, ricade interamente nel territorio di Santa Giusta. E non è una questione di campanile, ma un semplice dato di fatto. E di giurisdizione». Antonello Figus è il sindaco di Santa Giusta e sulla questione delle attribuzioni, a ognuno il suo, si è mosso parecchio. Anche richiedendo al ministero per le Infrastrutture che la denominazione passasse da porto di Oristano a porto di Santa Giusta; giusto per «chiamare le cose con il loro nome». E se il ministero ha risposto che «nulla osta», ha anche suggerito di unire i nomi dei due comuni: come Cagliari-Elmas per l’aeroporto, ad esempio.

«Il punto è un altro. Faccio un esempio: l’aeroporto di Fenosu è di Oristano, io non potrei chiedere finanziamenti, nessuno me li potrebbe dare, e se anche me li dessero non potrei spenderli. Non ne ho giurisdizione. Ma ritengo che Santa Giusta e Oristano devono dialogare, su questo porto. Dirò di più: il porto deve essere al servizio della Sardegna centrale. Ferme restano le prerogative del Comune in cui ricade, ossia Santa Giusta».

Non sfugge, a Figus, che il vicino di casa è più forte. Più potente. È il capoluogo. «Chiaro, infatti è fondamentale che sul porto ci sia un’intesa politica. Tanto per iniziare è largamente sottoutilizzato, eppure potrebbe dare importanti risposte al traffico crocieristico, visto che un pescaggio di 11 metri. Noi non ci poniamo in competizione con Cagliari o Olbia, ma potremmo servire altri armatori per navi fino a mille posti». È che c’è tanto da fare. Un piano regolatore portuale, ad esempio, condizione indispensabile senza la quale anche pensare a costruire la stazione marittima o i servizi di accoglienza è pura fantasia. «Il punto è che dobbiamo essere capaci di far intervenire la Regione. Santa Giusta da sola non ha la forza, serve Oristano e servono gli altri comuni. Il porto è una carta di sviluppo per tutti». Penalizzato nei trasporti con la penisola per la sua posizione, potrebbe fare altro. Turismo, appunto. Due consiliature fa, Figus allora sindaco, fece l’armatore Vincenzo Onorato cittadino onorario di Santa Giusta e iniziò a ragionare su una possibilità di usare traghetti veloci da e per le Baleari, partendo e arrivando proprio a Santa Giusta. Non se ne fece niente. «Ma abbiamo ripreso i contatti. Si vedrà. Intanto direi che siamo disponibilissimi a dialogare sul futuro del porto anche con gli amministratori oristanesi che si insedieranno». Apertura, dialogo, con un punto di partenza incontrovertibile:«È nei fatti. Il porto è di Santa Giusta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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