Un parco appena nato già in abbandono
Ghilarza, l’area di Oschini e il nuraghe non visitabili. Il Comune si arrende: «Non abbiamo risorse»
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GHILARZA. L’intitolazione del parco di Oschini a Ubaldo Miscali avrebbe dovuto segnare il momento della rinascita per una delle aree di maggior pregio del comprensorio, ma quel giorno tarda ancora ad arrivare. A distanza di un anno dal nuovo inizio il sito d’ interesse archeologico e naturalistico devastato dall’incendio del 2013, in cui perse la vita l’allevatore di Ghilarza, più che dai turisti è visitato dagli animali. Le tracce del loro passaggio sono visibili anche all’interno del nuraghe, disseminato di letame.
In tempi diversi la fortezza è stata ripetutamente usata come riparo dal sole e dalla calura da un numero indefinito di esemplari da allevamento. Le condizioni del monumento e gli inconvenienti facilmente intuibili hanno lasciato allibite le persone che nei giorni scorsi hanno visitato il sito aspettandosi di trovare uno dei nuraghi meglio conservati del territorio in condizioni migliori.
A pesare sulla situazione sarebbe il solito problema: l’esiguità delle risorse a disposizione dei Comuni per la manutenzione e la vigilanza dei siti archeologici. «L’amministrazione ha già effettuato degli interventi di pulizia, l’ultimo nell’ambito dell’attività di prevenzione degli incendi, ma sempre e solo con l’aiuto del volontariato perché non ci sono fondi», ha spiegato l’assessore all’Ambiente Giovanni Corrias.
Sul problema del transito del bestiame l’amministratore ha ammesso i limiti del Comune ma sulle “invasioni” non ha voluto calcare la mano.«Non abbiamo la possibilità di controllare l’area tutto il tempo e purtroppo gli animali entrano perché hanno fame. Non c’è più pascolo, la produzione del fieno è stata scarsa a causa della siccità, la situazione degli allevatori è molto critica». Agli inizi del 2016 il Comune aveva presentato alla Sovrintendenza dei beni archeologici un progetto per il recupero e la riqualificazione del parco e nel frattempo alcuni lavori sono stati eseguiti, ma gli interventi parziali non bastano. «Il piano è fermo, aspettiamo ancora una risposta – ha detto Corrias – tuttavia l’amministrazione ha cercato di fare quel che poteva rispettando le indicazioni della Sovrintendenza: ha sistemato le recinzioni, ha ripulito l’area con l’aiuto dei volontari e sono state studiate delle misure di protezione per mettere in sicurezza l’interno del nuraghe. Ma sono necessari risorse e personale, e persino che la Sovrintendenza sblocchi certe situazioni per facilitare gli interventi. Un esempio: la vegetazione sta prendendo possesso del nuraghe ma senza un’autorizzazione non possiamo intervenire», ha rilevato Corrias.
Maria Antonietta Cossu
In tempi diversi la fortezza è stata ripetutamente usata come riparo dal sole e dalla calura da un numero indefinito di esemplari da allevamento. Le condizioni del monumento e gli inconvenienti facilmente intuibili hanno lasciato allibite le persone che nei giorni scorsi hanno visitato il sito aspettandosi di trovare uno dei nuraghi meglio conservati del territorio in condizioni migliori.
A pesare sulla situazione sarebbe il solito problema: l’esiguità delle risorse a disposizione dei Comuni per la manutenzione e la vigilanza dei siti archeologici. «L’amministrazione ha già effettuato degli interventi di pulizia, l’ultimo nell’ambito dell’attività di prevenzione degli incendi, ma sempre e solo con l’aiuto del volontariato perché non ci sono fondi», ha spiegato l’assessore all’Ambiente Giovanni Corrias.
Sul problema del transito del bestiame l’amministratore ha ammesso i limiti del Comune ma sulle “invasioni” non ha voluto calcare la mano.«Non abbiamo la possibilità di controllare l’area tutto il tempo e purtroppo gli animali entrano perché hanno fame. Non c’è più pascolo, la produzione del fieno è stata scarsa a causa della siccità, la situazione degli allevatori è molto critica». Agli inizi del 2016 il Comune aveva presentato alla Sovrintendenza dei beni archeologici un progetto per il recupero e la riqualificazione del parco e nel frattempo alcuni lavori sono stati eseguiti, ma gli interventi parziali non bastano. «Il piano è fermo, aspettiamo ancora una risposta – ha detto Corrias – tuttavia l’amministrazione ha cercato di fare quel che poteva rispettando le indicazioni della Sovrintendenza: ha sistemato le recinzioni, ha ripulito l’area con l’aiuto dei volontari e sono state studiate delle misure di protezione per mettere in sicurezza l’interno del nuraghe. Ma sono necessari risorse e personale, e persino che la Sovrintendenza sblocchi certe situazioni per facilitare gli interventi. Un esempio: la vegetazione sta prendendo possesso del nuraghe ma senza un’autorizzazione non possiamo intervenire», ha rilevato Corrias.
Maria Antonietta Cossu
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