Il lavoro è “green” La scommessa delle bio energie
di Simonetta Selloni
Un corso che punta sul connubio agricoltura-sostenibilità La Regione finanzierà le migliori start up. Il caso del Seme
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SANTA GIUSTA. Nelle vasche di allevamento le anguille e gli altri pesci crescono e si nutrono, ma nella superficie delle stesse vasche, con le radici che affondano nell’acqua, ci sono alcuni tipi di ortive: pomodori, sedano. Un sistema integrato, anzi simbiotico, tra allevamento e coltivazione: bio per eccellenza, non è difficile capirlo. In altri casi, l’acqua in cui vengono allevati i pesci), viene pompata nelle vasche di coltivazione delle ortive, che, di fatto, non solo vengono irrigate, ma filtrano e trattengono gli scarti fisiologici degli animali, che si trasformano in fertilizzanti naturali, restituendo poi ai vasconi l’acqua depurata.
Questo sistema si chiama acquaponica, e viene sperimentato già da tempo nelle due fattorie didattiche della cooperativa sociale Il seme, a Corte Baccas e a Cirras. La stessa cooperativa diventerà ora partner di Coldiretti e Artigin Service (ente di formazione della Confartigianato), e darà modo di sperimentare sul campo quanto impareranno i disoccupati che accederanno ai corsi inseriti nel progetto di Green economy promosso dalla Regione nel settore dell’agro energia. Non il solito corso, assicurano Elisabetta Secci, presidente regionale delle donne imprenditrici di Coldiretti, e Angela Secci, direttore della scuola di formazione della Confartigianato di Oristano. «La novità assoluta, al di là del fatto che non ci sono limiti di età e i requisiti sono l’essere disoccupati e inoccupati, e ovviamente diplomati, è che chi si impegnerà in questo progetto di agricoltura e bio energia, dovrà avere una sua idea di impresa. E dovrà essere un’idea credibile, visto che la Regione ha già deciso che finanzierà le migliori start up», sottolinea Angela Secci. C’è anche da dire che questa volta c’è una particolarissima attenzione alle quote rosa: è previsto che su 17 partecipanti per ogni singolo corso (che sono tre: a Oristano, Cagliari e Sassari) almeno nove siano donne. «È importante perchè spesso le donne che figurano impiegate in agricoltura o allevamento non hanno un ruolo reale nell’azienda, che invece è nelle mani di mariti, padri, figli. Ora dovranno prendere in mano il loro futuro, redigere un piccolo progetto e pensare a come far funzionare l’idea nell’ambito della bio agricoltura», dice Elisabetta Secci, legale rappresentante dell’azienda di famiglia, Donne rurali, che imbottiglia olio extravergine a Villamassargia, in società con la madre e la sorella: quote rosa ampiamente rispettate.
Il fatto è che non c’è moltissimo tempo per presentare le domande. Scadono il primo agosto, i bandi si possono trovare su formazioneargianservice.it, sulla piattaforma Sardegna Lavoro, e in tutti lgi sportelli Coldiretti di Nuoro, Oristano e Sassari.
Cosa impareranno in questo corso che partirà a settembre e si concluderà a marzo? Innanzitutto il percorso virtuoso e eco sostenibile della bio agricoltura, che garantisce anche un concreto risparmio energetico. Al Seme da tempo, oltre che questo scambio acqua-pesci-ortive, stanno sperimentando piccoli impianti che producono energia derivante dalla combustione dei residui delle piante. «I sistemi li ha progettati interamente un nostro collaboratore, Pierpaolo Vinci – spiega Antonello Comina, responsabile della coop – . Sono in grado di garantire una produzione di circa 20 kw, che bastano per garantire l’autosufficienza delle due fattorie didattiche di Corte Baccas e Cirras. Ma abbiamo già in programma di mandare in produzione una serra da 800 mq per la produzione di erbe aromatiche, fragole, orticole a foglia». Quello che si cercherà di spiegare ai corsisti, proprio attraverso questi esempi, è che dalla bio agricoltura c’è tutto da guadagnare: intanto attività eco sostenibili anche sotto il profilo energetico, e poi sotto il profilo sociale.
«Secondo noi la carta vincente di questo corso sarà mostrare gli allievi e, speriamo, futuri imprenditori – esattamente cosa si possa fare, in concreto, nelle nostre zone – spiega ancora Angela Secci –. Le nostre sono piccole realtà, a volte magari si ha la disponibilità di qualche terreno di famiglia. Sarebbe importante che si capisse che sono risorse da non sottovalutare», conclude. Dai rapporti simbiotici tra pesci e ortive ci si potrebbe inventare un lavoro vero.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo sistema si chiama acquaponica, e viene sperimentato già da tempo nelle due fattorie didattiche della cooperativa sociale Il seme, a Corte Baccas e a Cirras. La stessa cooperativa diventerà ora partner di Coldiretti e Artigin Service (ente di formazione della Confartigianato), e darà modo di sperimentare sul campo quanto impareranno i disoccupati che accederanno ai corsi inseriti nel progetto di Green economy promosso dalla Regione nel settore dell’agro energia. Non il solito corso, assicurano Elisabetta Secci, presidente regionale delle donne imprenditrici di Coldiretti, e Angela Secci, direttore della scuola di formazione della Confartigianato di Oristano. «La novità assoluta, al di là del fatto che non ci sono limiti di età e i requisiti sono l’essere disoccupati e inoccupati, e ovviamente diplomati, è che chi si impegnerà in questo progetto di agricoltura e bio energia, dovrà avere una sua idea di impresa. E dovrà essere un’idea credibile, visto che la Regione ha già deciso che finanzierà le migliori start up», sottolinea Angela Secci. C’è anche da dire che questa volta c’è una particolarissima attenzione alle quote rosa: è previsto che su 17 partecipanti per ogni singolo corso (che sono tre: a Oristano, Cagliari e Sassari) almeno nove siano donne. «È importante perchè spesso le donne che figurano impiegate in agricoltura o allevamento non hanno un ruolo reale nell’azienda, che invece è nelle mani di mariti, padri, figli. Ora dovranno prendere in mano il loro futuro, redigere un piccolo progetto e pensare a come far funzionare l’idea nell’ambito della bio agricoltura», dice Elisabetta Secci, legale rappresentante dell’azienda di famiglia, Donne rurali, che imbottiglia olio extravergine a Villamassargia, in società con la madre e la sorella: quote rosa ampiamente rispettate.
Il fatto è che non c’è moltissimo tempo per presentare le domande. Scadono il primo agosto, i bandi si possono trovare su formazioneargianservice.it, sulla piattaforma Sardegna Lavoro, e in tutti lgi sportelli Coldiretti di Nuoro, Oristano e Sassari.
Cosa impareranno in questo corso che partirà a settembre e si concluderà a marzo? Innanzitutto il percorso virtuoso e eco sostenibile della bio agricoltura, che garantisce anche un concreto risparmio energetico. Al Seme da tempo, oltre che questo scambio acqua-pesci-ortive, stanno sperimentando piccoli impianti che producono energia derivante dalla combustione dei residui delle piante. «I sistemi li ha progettati interamente un nostro collaboratore, Pierpaolo Vinci – spiega Antonello Comina, responsabile della coop – . Sono in grado di garantire una produzione di circa 20 kw, che bastano per garantire l’autosufficienza delle due fattorie didattiche di Corte Baccas e Cirras. Ma abbiamo già in programma di mandare in produzione una serra da 800 mq per la produzione di erbe aromatiche, fragole, orticole a foglia». Quello che si cercherà di spiegare ai corsisti, proprio attraverso questi esempi, è che dalla bio agricoltura c’è tutto da guadagnare: intanto attività eco sostenibili anche sotto il profilo energetico, e poi sotto il profilo sociale.
«Secondo noi la carta vincente di questo corso sarà mostrare gli allievi e, speriamo, futuri imprenditori – esattamente cosa si possa fare, in concreto, nelle nostre zone – spiega ancora Angela Secci –. Le nostre sono piccole realtà, a volte magari si ha la disponibilità di qualche terreno di famiglia. Sarebbe importante che si capisse che sono risorse da non sottovalutare», conclude. Dai rapporti simbiotici tra pesci e ortive ci si potrebbe inventare un lavoro vero.
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