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Oristano

Morti per l’amianto killer: inchiesta della Procura

di Simonetta Selloni
Morti per l’amianto killer: inchiesta della Procura

La magistratura oristanese sta sentendo gli ex lavoratori di Sardit e Cema Sarda Si calcola che un centinaio di persone siano decedute per l’esposizione alla fibra

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ORISTANO. La terra dei fuochi, dei rifiuti pericolosi non ancora bonificati, dell’amianto, non è più soltanto un luogo geografico che in Sardegna ha una caratterizzazione ben precisa, Oristano con la Sardit e Marrubiu con la Cema Sarda. È certamente anche un’inchiesta della Procura della Repubblica di Oristano che in questi giorni sta ascoltando, in qualità di persone informate sui fatti, i componenti dell’Associazione ex esposti amianto. Sono gli ex operai, che maneggiavano la fibra killer dei due stabilimenti. Quelli che lavoravano dal 1970 per la Sardit e dal 1966 per la Cema. E smaltivano gli scarti di lavorazione lungo la Statale 131, o a ridosso dello stagno di Santa Giusta. Si ammalavano di asbestosi, mesoteliomi, leucemie. Si ammalavano e non lo sapevano che la causa fosse l’esposizione all’amianto. Non lo sapevano, perché il registro sanitario risale al 2007. Anche se già dal 1994 proprio gli ex esposti iniziarono a essere sottoposti alla sorveglianza sanitaria.

In Procura, gli ex esposti, stanno portando le loro mascherine, le tute che indossavano prima del 1991, anno i cui vennero introdotte quelle usa e getta. «Prima le tute da lavoro le portavamo a casa, venivano lavate con gli altri panni. Un contatto e una esposizione continua anche per i nostri familiari», spiega Giampaolo Lilli, presidente dell’Associazione ex esposti e dipendente della Sardit per venti anni .

Secondo una stima degli ex esposti, sono almeno una settantina le persone morte a causa dell’esposizione all’amianto nella Sardit, dove venivano realizzate le lastre ondulate. Questo dovrà appurare l’inchiesta; visto che il registro risale al 2007, una voragine di 37 anni. E non che le cose andassero meglio alla Cema: anche lì, almeno una trentina di morti.

«Nello stabilimento eravamo immersi nella nebbia della lavorazione», dice ancora Lilliu. Quando iniziarono le lotte, molti compagni di lavoro non erano d’accordo. «Sembrava fosse sufficiente avere una busta paga. Sembrava stessi inventando tutto». La legge 257 del 1992 mise fuori legge l’amianto e sancì che no, non era un’invenzione.

E ora si fanno i conti con la latenza dell’esposizione. Venti, trenta, anche 40 anni di latenza. Il mese scorso solo nell’Oristanese sono stati diagnosticati altri tre casi di asbestosi, tutti ex lavotori Sardit. «Siamo morti viventi. Abbiamo bisogno di giustizia – e di bonifiche –. Tutti l’hanno avuta. Abbiamo anche bisogno di assistenza psicologica. Ma soprattutto, che ci dicano se ci sono responsabilità e di chi. Aspettiamo che questa inchiesta faccia luce». Dopo i morti, l’ambiente inquinato, le denunce. Finalmente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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