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Oristano

Cabras, case popolari: c’è lo stop del Tar

di Enrico Carta
Cabras, case popolari: c’è lo stop del Tar

Il tribunale ha annullato la graduatoria con cui venivano assegnati gli alloggi di via Emilia

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CABRAS. Case popolari: un anno dopo è tutto da rifare. Il Tar ha infatti accolto il ricorso con il quale alcuni partecipanti al bando avevano richiesto l’annullamento della graduatoria da esso scaturita e ora tutto viene rimesso in discussione. La colpa, secondo i giudici del tribunale amministrativo, è nel miscuglio fatto nel momento di stilare la graduatoria definitiva. Questa è stata fatta unendo i nomi di chi aveva partecipato al bando per le undici residenze in locazione permanente a quelli di chi aveva partecipato al bando per le cinque case in locazione temporanea con la successiva possibilità di acquisto.

È come se a tavola il cuoco avesse mischiato gli ingredienti per condire la pasta con quelli per fare il frullato di frutta. Unendo le domande dei due bandi, i funzionari del Comune avevano associato anche categorie differenti di reddito. Chi partecipava al bando per l’assegnazione della casa in via Emilia in locazione permanente doveva raggiungere un massimo di 22.156 euro, chi invece aveva fatto richiesta per la locazione con l’eventualità del successivo acquisto dell’abitazione poteva raggiungere invece un reddito di 43.466 euro. Il problema è che, nel momento di stilare la graduatoria, anziché tenere conto delle due diverse tipologie di richiedenti, è stata fatta un’unica graduatoria. Non suoni strano quindi che ad aggiudicarsi le case popolari siano stati solo gli appartenenti alla prima categoria di richiedenti dal momento che avevano un reddito nettamente inferiore rispetto ai secondi.

Naturalmente questi ultimi non hanno gradito e, immediatamente dopo la pubblicazione della graduatoria avvenuta esattamente un anno fa, avevano presentato ricorso chiedendo l’annullamento di quanto sin lì deciso dal Comune. Assistiti dall’avvocato Luca Casula si sono quindi presentati di fronte ai giudici del Tar, dove hanno fatto valere le loro ragioni contro quelle del Comune che, assistito dall’avvocato Alessandro Montanari, ha invece sostenuto la bontà della procedura che aveva portato alla stesura definitiva della graduatoria. In realtà per il tribunale esiste un netto contrasto tra le disposizioni indicate nel bando e il provvedimento finale adottato.

E allora arriva l’ordine di bloccare le assegnazioni e rivedere tutto da capo. Serve una nuova graduatoria e quindi una nuova spartizione delle abitazioni popolari a disposizione per i richiedenti. Spetta naturalmente al Comune fare marcia indietro, a meno che, certa delle proprie ragioni, l’amministrazione non decida di andare oltre e ricorrere al Consiglio di Stato chiedendo che questa sentenza di primo grado venga annullata.

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