Accoglienza a Bosa, il Comune cerca alternative allo Sprar
di Alessandro Farina
L’amministrazione preferisce l’intesa con il governo Fondi certi e numero di migranti garantito e fisso
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BOSA. «Vedremo di percorrere altre strade». Dopo il nulla di fatto dei giorni scorsi, quando il responsabile del servizio servizi sociali del Comune ha decretato “gara deserta” per l’affidamento del progetto e dell’accoglienza in tema di migranti, il sindaco di Bosa Luigi Mastino guarda avanti. Con una proposta da portare all’attenzione dell’esecutivo, da discutere però collegialmente, per trovare un’intesa comune dell’esecutivo, sottolinea il primo cittadino. «Una partita che non intendiamo abbandonare», quella dell’accoglienza migranti a Bosa, dopo le decisioni prese nei mesi scorsi, previo articolato dibattito sociale e politico, in consiglio comunale. «La mia proposta alla giunta, visto l’esito della gara, sarà di aprire all’accoglienza di adulti, anche famiglie con bambini, riducendo il numero delle persone ospitate a quindici. Anche perché a Bosa e nella nostra zona non ci sono strutture pronte per l’accoglienza di soli minori non accompagnati. Ma quella sugli indirizzi della nuova gara per aderire al bando Sprar sarà alla fine una decisione collettiva», la linea di Luigi Mastino per i prossimi giorni. L’adesione allo Sprar era stata sancita con una delibera, approvata da Bosa Cominciamo il domani con l’appoggio di Per Bosa, che stabilisce come la città del Temo intende affrontare l’accoglienza cosiddetta di secondo livello. L’intesa tra Anci nazionale e ministero dell’Interno, detta qualche punto fermo per scongiurare, questa una delle motivazioni, la possibile nascita in città di un Cas da parte di privati. Una struttura dell’accoglienza infatti potrebbe, partecipando ad un bando, mettere a disposizione i posti letto per l’accoglienza di migranti sbarcati dalle navi impegnate nelle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo e destinati alla Sardegna. Numero però non vincolato ad alcun parametro come per lo Sprar, che prevede invece un preciso rapporto con il numero di abitanti del comune ospitante. Per Bosa, circa 8000 residenti, si tratta di 24 migranti. L’adesione al bando Sprar fa scattare infatti la “clausola di salvaguardia,” che solo da quel momento assicura l’impossibilità per i privati, che non sono soggetti ad alcun controllo da parte delle autorità amministrative locali in quest’ambito, di aprire un centro Cas. Sempre nello Sprar inoltre i migranti vengono accolti e seguiti da enti con comprovata esperienza e personale formato.
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