La vita che diventa un viaggio
di Roberta Fois
Paolo Manai, 25enne di Oristano, ha lasciato il lavoro e gira l’Europa in tenda e sacco a pelo
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ORISTANO. Mollare tutto e partire. Lasciare un lavoro, una vita, delle certezze e rincorrere il sogno di conoscere il mondo e di viverlo senza filtri, dormendo sotto tetti di foglie, nuvole e stelle, cullato dai rumori di una natura da scoprire fatta di paesaggi meravigliosi che cambiano ogni giorno e ogni giorno diventano una nuova casa accogliente e mozzafiato. Lasciare tutto per toccare con mano realtà diverse, imparare i suoni di lingue straniere, per assaporare la bellezza di incontrare sconosciuti che ti tendono la mano senza che gli venga chiesto e ti aiutano nel tuo viaggio come fossero da sempre tuoi amici. È la storia di Paolo Manai, venticinquenne di Oristano, viaggiatore entusiasta, che una mattina dei primi di luglio con qualche soldo in tasca, adrenalina e un pizzico di follia ha salutato le sue certezze per vivere la sua storia d'amore con il mondo. «Avevo trovato un buon lavoro a Roma ma ero stanco di tutta quella staticità e della monotonia – spiega Paolo Manai – allora ho deciso di prendere pochi soldi e partire per esplorare il mondo, scontrarmi con nuove idee, attività, nuove lingue, prospettive e linee di pensiero. Volevo imparare ad arrangiarmi in qualunque situazione e ad affrontare i problemi a testa alta. Ma soprattutto volevo ritrovare nel mondo il mio passo, senza l'influenza di successi e fallimenti passati. Sta funzionando alla grande». Quindici chili di zaino, pochi vestiti, un kit di primo soccorso, una tenda, un sacco a pelo e qualche piccolo strumento musicale per partire da Treviso e arrivare in Croazia, percorrere tutta la costa dell'Istria, le sue isole, il parco Nazionale dei Laghi di Plitvice fino ad arrivare a Zagabria per poi spostarsi in Ungheria, passando dal lago Balaton a Budapest, e poi arrivare a Bratislava. Da lì a Vienna, poi a Praga, ad Ostrava e infine a Cracovia per una piccola sosta. «Le prime settimane mi sono arrangiato tra campeggi, boschi e spiagge – prosegue Palo Manai – mi lavavo nelle fontane, e con un budget di pochi euro al giorno mangiavo come potevo e mi spostavo come riuscivo: a piedi, in autostop, o con il bus per lunghi tragitti. Ho incontrato persone che mi hanno dato aiuto in cambio della mia storia, grazie a un viandante mi sono potuto procurare una chitarra con la quale mi improvviso artista di strada e racimolo quel poco che mi serve per andare avanti nel mio viaggio, spesso lavoro in cambio di ospitalità anche in degli ostelli, ma per lo più mi godo la bellezza della natura. A Cracovia ho deciso di fermarmi per un breve periodo, lì ho trovato un lavoro vero come guida turistica in città e nel campo di concentramento di Aushwitz, ma dopo qualche settimana sono ripartito di nuovo, pentendomi un po' di essermi fermato». Da Cracovia ha proseguito verso Gdynia e ora si trova in Svezia con l'intenzione di dirigersi verso Stoccolma e per poi arrivare in Olanda. Ma le nuove tappe vengono decise giorno per giorno da quell'istinto che ha un sapore impagabile di libertà. «Sinora la Svezia è il posto più bello che abbia mai visto, le persone sono una meraviglia». Una scoperta continua, un'avventura ricca e imprevedibile dove la paura e la consapevolezza diventano compagne di viaggio spesso silenziose e spesso utili ad andare avanti. «La paura c'è, dal momento in cui sono partito fino ad oggi ma è una situazione che so di dover controllare. È un'altalena di emozioni, dalla gioia incontrollabile ai piccoli sconforti davanti alle difficoltà. A fine settembre farò una piccolissima tappa in Sardegna per la laurea di un'amica e poi ripartirò con il pollice in su, la mia chitarra e il mio zaino alla scoperta dell'oriente».
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