Cabras, San Salvatore è ritornato a casa
La tradizione, vecchia di secoli, è stata pienamente rispettata: ieri l’ultimo atto della Corsa degli scalzi
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CABRAS. La tradizione è stata rispettata, e già si guarda al prossimo anno. Con il rientro a Cabras del simulacro del santo dal villaggio omonimo, la festa di San Salvatore di Sinis si è ufficialmente conclusa. Attesi da una grande folla assiepata lungo il percorso, sino alla chiesa parrocchiale di Cabras, i circa mille curridoris hanno accompagnato all’imbrunire la statua del santo nel percorso inverso rispetto a quello compito all’alba di sabato.
Le vesti bianche seguite da una nuvola di polvere, nel percorso più sconnesso tra la borgata e lo stagno, hanno creato immagini suggestive e toccanti, testimonianza di un atto di devozione a cui i cabraresi sono profondamente legati da secoli. Si narra che l’origine della celebrazione, un atto di ringraziamento verso il santo, sia da far risalire al 1506. Forse gli scalzi da allora continuano a correre ogni anno, nel promo fine settimana di settembre, per ricordare l’impresa di un gruppo di giovani che nell’imminenza di un’incursione dei pirati saraceni, con quella corsa disperata per riportare in paese e in salvo il simulacro del Santo, aveva creato un tale effetto da fare pensare alla presenza di un numeroso esercito. Forse anche grazie all’espediente di cui si racconta: frasche trascinate sulla polvere per creare una nuvole degna di un gruppo ben più numeroso. Si narra ancora che i saraceni, spaventati abbandonarono i progetti di conquista e is curridoris insieme al santo, furono così salvi. E con loro le popolazioni di Cabras. Così anche quest’anno il paese, e in primo luogo i corridori in tunica bianca, hanno rinnovato il vot, tra gli applausi del pubblico, dei turisti e dei fedeli che inneggiavano a Santu Srabadoi.
Le vesti bianche seguite da una nuvola di polvere, nel percorso più sconnesso tra la borgata e lo stagno, hanno creato immagini suggestive e toccanti, testimonianza di un atto di devozione a cui i cabraresi sono profondamente legati da secoli. Si narra che l’origine della celebrazione, un atto di ringraziamento verso il santo, sia da far risalire al 1506. Forse gli scalzi da allora continuano a correre ogni anno, nel promo fine settimana di settembre, per ricordare l’impresa di un gruppo di giovani che nell’imminenza di un’incursione dei pirati saraceni, con quella corsa disperata per riportare in paese e in salvo il simulacro del Santo, aveva creato un tale effetto da fare pensare alla presenza di un numeroso esercito. Forse anche grazie all’espediente di cui si racconta: frasche trascinate sulla polvere per creare una nuvole degna di un gruppo ben più numeroso. Si narra ancora che i saraceni, spaventati abbandonarono i progetti di conquista e is curridoris insieme al santo, furono così salvi. E con loro le popolazioni di Cabras. Così anche quest’anno il paese, e in primo luogo i corridori in tunica bianca, hanno rinnovato il vot, tra gli applausi del pubblico, dei turisti e dei fedeli che inneggiavano a Santu Srabadoi.
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