Il dirigente non rallenta: «Oristano Est non cambi»
di Enrico Carta
L’ingegner Pinna parla nella riunione congiunta di tre commissioni consiliari «Se facciamo modifiche rischiamo di perdere il finanziamento da 17 milioni»
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ORISTANO. Che si faccia oppure no è il progetto su cui si gioca il futuro della città. Il dilemma è: «Fermare o non fermare il programma “Oristano Est? Farlo andare avanti così com’è stato pensato o riverderne alcune sue parti?». Il dilemma per ora non ha risposte ufficiali da parte dell’amministrazione Lutzu, ma sicuramente ha le parole del dirigente dell’Ufficio Tecnico. Alla riunione congiunta delle commissioni consiliari ai Lavori pubblici, all’Urbanistica e al Bilancio, l’ingegnere Giuseppe Pinna, sottoposto a una miriade di domande in ordine sparso, è netto quando gli si chiede della possibilità di un’eventuale rimodulazione del progetto da 17milioni di euro finanziato dalla Presidenza del consiglio di ministri: «Non siamo in condizioni di modificare nessuno dei progetti contenuti nel programma. Non possiamo certo dire a chi ci finanzia una cifra del genere che abbiamo scherzato e cambiare ciò per cui abbiamo chiesto quei soldi. Fare modifiche significa, a mio avviso, avere alte probabilità di perdere il finanziamento».
Successivamente ha un po’ ammorbidito la posizione, ma è stato molto deciso nel tracciare la linea d’azione. Ha lasciato la porta aperta alla possibilità di studiare modifiche purché non siano sconvolgenti rispetto al programma generale e soprattutto non riguardino quelle parti che riceveranno la parte più importante del finanziamento.
In ballo naturalmente non ci sono solo i 17milioni di euro, ma anche altri 800mila euro del fondo Creo che agevolerebbe i piccoli interventi con forme di microcredito. Nel conto c’è poi da mettere la grossa fetta di investimenti privati che avrebbero giovamento a inserirsi nel progetto che aprirebbe loro le porte per investimenti futuri.
Bastano per andare avanti? La nuova maggioranza ha espresso più di una perplessità nei giorni scorsi, ma non pare sola visto che ieri agli interventi dei consiglieri del centrodestra Luigi Mureddu, Carlo Cerrone, Angelo Angioi e Luca Faedda si sono aggiunte le domande di Andrea Riccio per Capitale Oristano, di Peppi Puddu per l’Udc, Vincenzo Pecoraro per il Partito dei Sardi e in particolare di Anna Maria Uras per Coraggio e Libertà che ha bersagliato il dirigente Giuseppe Pinna e il suo collega Gianluigi Matta, creando anche momenti di attrito col Pd che oggi è all’opposizione, ma che del progetto è padre in tutto e per tutto visto che è stato confezionato durante l’era Tendas.
E a proposito di Partito Democratico, il momento di massima contestazione si è avuto quando Efisio Sanna e Maria Obinu hanno lasciato l’aula polemizzando apertamente con il modo con cui è stato condotta l’audizione dei funzionari. «Sembrava un tribunale dell’Inquisizione – ha detto Efisio Sanna –. Si ragiona come se fosse una questione che riguarda esclusivamente il dirigente, invece Oristano Est è una visione politica che coinvolge non solo quella enorme porzione di periferia oggi degradata, ma tutto il territorio. L’approccio è completamente sbagliato».
E i due consiglieri hanno anche stigmatizzato, al momento dell’uscita dall’aula, l’atteggiamento di tre assessori presenti, Riccardo Meli, Federica Pinna e Massimiliano Sanna, accusati di «ridere in maniera plateale durante gli interventi del dirigente».
Finita la commissione, a molti consiglieri sono rimasti dubbi che dovranno però essere dissipati al più presto sebbene non sia previsto alcun passaggio in aula dell’intera questione. La partita si gioca tra la giunta, unica che può fermare l’iter, e gli uffici. La data di scadenza prossima è quella del 2 ottobre quando tutto dovrà essere obbligatoriamente sul tavolo della Presidenza del consiglio dei ministri che ha già fatto capire che la parola d’ordine è una sola: «Fare in fretta». Non c’è tempo per ripensamenti per cui c’è solo da scegliere tra prendere o lasciare. Alla politica spetta la parola ultima.
Successivamente ha un po’ ammorbidito la posizione, ma è stato molto deciso nel tracciare la linea d’azione. Ha lasciato la porta aperta alla possibilità di studiare modifiche purché non siano sconvolgenti rispetto al programma generale e soprattutto non riguardino quelle parti che riceveranno la parte più importante del finanziamento.
In ballo naturalmente non ci sono solo i 17milioni di euro, ma anche altri 800mila euro del fondo Creo che agevolerebbe i piccoli interventi con forme di microcredito. Nel conto c’è poi da mettere la grossa fetta di investimenti privati che avrebbero giovamento a inserirsi nel progetto che aprirebbe loro le porte per investimenti futuri.
Bastano per andare avanti? La nuova maggioranza ha espresso più di una perplessità nei giorni scorsi, ma non pare sola visto che ieri agli interventi dei consiglieri del centrodestra Luigi Mureddu, Carlo Cerrone, Angelo Angioi e Luca Faedda si sono aggiunte le domande di Andrea Riccio per Capitale Oristano, di Peppi Puddu per l’Udc, Vincenzo Pecoraro per il Partito dei Sardi e in particolare di Anna Maria Uras per Coraggio e Libertà che ha bersagliato il dirigente Giuseppe Pinna e il suo collega Gianluigi Matta, creando anche momenti di attrito col Pd che oggi è all’opposizione, ma che del progetto è padre in tutto e per tutto visto che è stato confezionato durante l’era Tendas.
E a proposito di Partito Democratico, il momento di massima contestazione si è avuto quando Efisio Sanna e Maria Obinu hanno lasciato l’aula polemizzando apertamente con il modo con cui è stato condotta l’audizione dei funzionari. «Sembrava un tribunale dell’Inquisizione – ha detto Efisio Sanna –. Si ragiona come se fosse una questione che riguarda esclusivamente il dirigente, invece Oristano Est è una visione politica che coinvolge non solo quella enorme porzione di periferia oggi degradata, ma tutto il territorio. L’approccio è completamente sbagliato».
E i due consiglieri hanno anche stigmatizzato, al momento dell’uscita dall’aula, l’atteggiamento di tre assessori presenti, Riccardo Meli, Federica Pinna e Massimiliano Sanna, accusati di «ridere in maniera plateale durante gli interventi del dirigente».
Finita la commissione, a molti consiglieri sono rimasti dubbi che dovranno però essere dissipati al più presto sebbene non sia previsto alcun passaggio in aula dell’intera questione. La partita si gioca tra la giunta, unica che può fermare l’iter, e gli uffici. La data di scadenza prossima è quella del 2 ottobre quando tutto dovrà essere obbligatoriamente sul tavolo della Presidenza del consiglio dei ministri che ha già fatto capire che la parola d’ordine è una sola: «Fare in fretta». Non c’è tempo per ripensamenti per cui c’è solo da scegliere tra prendere o lasciare. Alla politica spetta la parola ultima.
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