La Nuova Sardegna

Oristano

L’appello dell’arcivescovo: «Maria è pace»

di Piero Marongiu
L’appello dell’arcivescovo: «Maria è pace»

Un migliaio di fedeli da tutta la Sardegna alla celebrazione per la Madonna del Rimedio

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ORISTANO. Il santuario di Nostra Signora del Rimedio da giorni è meta di pellegrini e devoti, provenienti da tutta la Sardegna. Ieri, nella giornata in cui la chiesa cattolica ha celebrato la natività della Madre di Gesù, centinaia di persone hanno assistito alle messe nella basilica. Ma l’attesa era per quella delle 18.30, celebrata dall’arcivescovo Ignazio Sanna davanti a un migliaio di fedeli. La festa, per gli oristanesi rappresenta un’importante occasione per manifestare la propria devozione verso “Sa Segnora de su Remediu pro d’ogni male”; per la chiesa universale invece la nascita di Maria segna l’inizio della redenzione dell’umanità. «Maria – ha detto monsignor Sanna nell’omelia – ha preparato l’abitazione del Messia, con il suo sì all’annuncio dell’Angelo. L’ingresso di Maria nella storia della salvezza è tutto in funzione di Gesù e l’intera sua esistenza si è svolta all’ombra del Figlio, intervenendo con discrezione a favore delle persone bisognose, rimanendogli fedele fin sotto la croce». In un tempo particolarmente travagliato, nel quale non mancano i conflitti e la pace viene costantemente messa in pericolo in molte parti del mondo, la figura della Madonna rappresenta l’inizio di una nuova era «Nella quale – spiega l’arcivescovo citando il profeta Michea – la pace non consisterà nell’assenza di conflitti, ma nella stessa presenza del Messia. Noi professiamo l’adempimento di questa promessa tutti i giorni nella celebrazione dell’Eucarestia».

Per gli uomini non è mai semplice capire quale sia la volontà di Dio ma a insegnarlo è Maria, con la sua docilità e con la sua capacità di abbandonarsi, con totale fiducia, a Dio. «La lettera pastorale che consegnerò alla comunità nel convegno ecclesiale diocesano del 14 ottobre – ha detto ancora l’arcivescovo –, avrà per titolo “Osare il Vangelo”, ossia avere il coraggio di vivere della Parola di Dio e testimoniarla. Solo così combatteremo la rassegnazione e il fatalismo. Il dono della fede – ha concluso Monsignor Sanna – ci viene dato per testimoniarlo. Amo e stimo Gesù, ma non sono cristiano, disse un giorno Ghandi. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come lui». L’invito dell’arcivescovo dunque è a comportarsi come Gesù, essere eredi d’una promessa e instancabili coltivatori di sogni.

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